2007, siglato L1 per contraddistinguere l’impor-
tante residuo zuccherino. Che dire... è perfetto!
Non potrebbe essere altrimenti visto la firma di
Egon Müller - venerato Maestro dei riesling della
Mosel-Saar-Ruwer - e del suo stretto collaborato-
re di queste zone il signor Petrech, vincitori di nu-
merose gare di livello internazionale dedicate ai vi-
ni bianchi. Un consueto Tokaji Aszú sarebbe stato
troppo scontato, ma, secondo me, anche assai stop-
paccioso. La muscolosa struttura dovuta ai polial-
coli e alla presenza di corpulenti sostanze estratti-
ve e alle massiccie dosi di burri e grassi nell’abbi-
namento, facilmente potevano scivolare in una ro-
busta stanchezza gustativa. Ma, come mi rendono
edotta, in altri casi di parure non mancano anche
gli Stroh- e gli Eiswein, ovviamente della medesi-
ma Maison, e neanche alcuni campioni di podero-
si Trockenbeerenaulese e Sauternes dotati anche di
buona freschezza, incrementando così la necessa-
ria salivazione al confronto sensoriale.
A seguire, le piccole, coloratissime e deliziose por-
zioni giacenti sul piatto condiviso con sua maestà le
foie gras d’oie, attendono desiderose di essere con-
frontate una ad una con la stessa prelibatezza….
Piccoli quadretti di golosa gelatina all’estratto di
marahuja, o volendo frutto della passione; di gran-
de effetto gusto-olfattivo e visivo. Il vino per ora
può farsi da parte! La prossima ghiottoneria è uno
spicchio di mela cotta nello sciroppo di zucchero
con una fogliolina di alloro. Anche questo classico
“incontro” è da tenere in considerazione! Il terzo
assaggio in attesa è un in-
tingolo denso e ancor più
invitante. La squisita pu-
rea di zucca alla curcuma
- svela lo chef Peter Hol-
les - prima è stata cotta al
forno con una spolvera-
ta di zucchero, poi passata
al setaccio e cotta un’altra
volta in padella per ridur-
re l’umidità residua, infine
resa un po’ sapida dal sale e
dalla curcuma; scommetto
che farebbe impazzire anche
i bongustai più esigenti.
Un pizzico di italianità lo si ri-
trova sempre: alcune goccioline di
Aceto Balsamico Tradizionale esaltano la compo-
sizione; al palato, pazienti e carezzevoli esplosioni
di gusto si alternano con una possente maestosità.
A corredo dell’affascinante esperienza gourmand
e in attesa del direttore del complesso improvvi-
so una gita attorno al castello nella silente atmosfe-
ra invernale, incontrando per caso pavoni rifugia-
ti in una sorta di segreta appena illuminata da una
fioca luce rossa e seguendo le orme delle lepri sel-
vatiche con la speranza di non finire nel lago gela-
to sotto i riflessi della luna. Al rientro vengo accol-
ta dal signor Kurt J. Bichler, direttore e noto som-
melier della Germania, per apprezzare una linea di
stupendi vini della Casa provenienti da uvaggi au-
toctoni come il veltlínské zelené (gruner veltliner),
riesling vlašský (wälschriesling) oppure da uve al-
loctone come i pinot gris e noir o cabernet souvi-
gnon. Discutiamo del connubio fra gli ottimi vi-
ni dello Chàteau e le croccanti cosce d’oca cotte al
forno o impanate e fritte nell’olio bollente, del pet-
to farcito con il suo stesso fegato, oppure del fegato
ripieno con funghi e tartufo nero. Tradizionalmen-
te serviti con purea di patate o riso bollito conditi
con il sughetto o con il grasso di governo e acco-
stati da qualche frutta sciroppata leggermente aci-
dula, oppure da sottilissime fettine di cipolle rosse
cotte in agrodolce.
L’immaginifico viaggio alla scoperta delle delizie
culinarie prosegue disquisendo di fegati grassi di
fagiano, anatra, lepre, cervo o cinghiale, ma anche
di pollo, vitello e di coniglio... spesso e volentieri ri-
dotti in cremosi pâté, a volte addizionati di tartufi,
vini liquorosi, erbe aromatiche o da immancabili
spezie dai profumi più disparati.
Il pâté, inteso come finissimo impasto quasi spu-
moso di carni speziate e spalmate su una fetta di
pane cotto al forno a legna è ottimo anche per la
prima colazione. Può sembrare bizzarro secondo le
usanze del Belpaese, ma non secondo le abitudini
radicate nella fascia centrale dell’Europa.
Anche la mia colazione godeva spessissimo di que-
sta beatitudine al punto da divenire persino noio-
sa. L’odierno esame gusto-olfattivo è ancora più
piacevole che mai; un divertimento acuto di emo-
zioni sprigionate dal matrimonio tra il pâté di fe-
gato d’oca e il consueto abbinamento mattutino -
il tè. Un buon tè nero aromatizzato al bergamot-
to con l’aggiunta di miele d’acacia e una fetta di li-
mone. Un’altra “bizzarria”? No. Anzi! Anche il tè
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