Le Marche nel Bicchiere 2015 - page 108

pesaroUrbino
Elaborazione culinaria del pesarese la pasticciata è una
preparazione che non dava notizie di sé fino al 1931
anno in cui comparve per la prima volta come ricet-
ta scritta nella “Guida gastronomica d’italia” edita dal
touring Club. Sino ad allora era una ricetta orale che si
raccontavano e ci si tramandava ed in passato era pre-
sente in maniera assidua come pietanza del dì di festa.
Nel ricordo dell’infanzia di quanti trascorrevano le festi-
vità invernali in famiglia c’è sempre stata questa prepa-
razione di antica tradizione: come pranzo di Santo Ste-
fano o in occasioni conviviali la pasticciata veniva servita
come pietanza che accomiatava la prelibatezza fatta in
brodo e precedeva le varie tipologie di carne arrosto.
L’importanza che veniva riservata a simil piatto era, nella
credenza popolare, avvallata dal fatto che veniva pre-
parata per suggellare il fidanzamento ufficiale tra due
innamorati.
T’ha magnet la pasticèda?
era, nell’intercalare locale,
la domanda che gli amici rivolgevano al ragazzo per
capire se il fidanzamento fosse o meno cosa fatta. La
sera prima del pranzo ufficiale la mamma della sposa,
infatti, come gesto di benvenuto in famiglia per il futuro
genero, procedeva legando diligentemente la carne di
girello lardellata, chiodata e condita sapientemente con
qualche “foglia bona” (maggiorana) per poi lasciarla
marinare nel vino e pepe in grani.
La preparazione stessa era un rituale imprescindibile
che richiedeva una cottura in casseruola con olio, lardo
e qualche spicchio di aglio letto su cui adagiarvi la car-
ne. Battuto di lardo, cipolla, carote, sedano, una sfuma-
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