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o il piacere e l’onore di assumere tra le mie
deleghe di assessore regionale anche quella del
settore vitivinicolo che, grazie al suo glamour
ed alla sua naturale capacità promozionale e rappresentativa,
è in grado di porsi come vera e propria locomotiva al traino
di tutto il settore agroalimentare regionale.
La difficile parentesi della pandemia ha posto degli ostacoli
impegnativi, specie per i produttori della fascia di alta
ed altissima gamma, ma questo non ha impedito al settore
di continuare a crescere.
I dati sullo sviluppo del settore sono tutti realmente incoraggianti.
L’export nel 2022, specie trainato dalle bollicine, ha il segno
nettamente positivo della crescita. Questo è certamente dovuto
alle scelte oculate messe a segno nel tempo dalla gestione
del settore che ha saputo trovare le giuste contromisure alle
difficoltà generate dalla congiuntura negativa.
Un elemento distintivo della viticoltura della Regione Marche
è certamente la produzione biologica. Ebbene le Marche si
trovano ai primi posti tra le regioni italiane: con i suoi 6.236
ettari rappresentano oltre il 35% della superficie a vigneto
regionale. Alla performance di superficie condotta con metodo
di produzione biologica fa il paio anche la crescita della
commercializzazione dei vini biologici.
Altro elemento degno di nota è l’andamento del potenziale
viticolo regionale che si presenta anch’esso in crescita e la
crescita del “vigneto Marche”, dopo anni di decremento,
costituisce il primo indicatore sullo stato di salute del settore
nella regione.
Tutto questo è dovuto ad una concorrenza virtuosa di fattori
concomitanti che inizia dalla laboriosità dei viticoltori, passa
per l’ingegno dei trasformatori oltre che per l’estro degli staff
del marketing e della promozione del prodotto marchigiano
a livello globale, primi fra tutti i Consorzi di tutela dei vini delle
Marche: Istituto Marchigiano di Tutela e Consorzio Vini Piceni
“VIGNETO
MARCHE”
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