N
ella scorsa edizione aprivo l’editoriale con
“… nonostante le difficoltà che abbiamo vissuto”,
eravamo reduci dal periodo travagliato della
pandemia. Purtroppo, anche in questa nuova prefazione non
posso evitare di citare i disagi che continuiamo a vivere:
il COVID ancora presente e un conflitto internazionale che,
sebbene non ci tocchi direttamente, influisce negativamente
sulla nostra economia e ci fa vivere con grande ansia.
A tutto ciò si aggiunge l’alluvione che ha colpito in maniera
drammatica il nord della nostra regione. Mentre scrivo questo
pezzo, sono trascorsi solo pochi giorni e nella mente ho ancora
il pensiero per le vittime travolte dalla furia delle acque.
Sono avvenimenti che lasciano il segno sull’intero territorio
regionale, che toccano nel profondo l’anima del popolo
marchigiano, sebbene abituato alle sventure. Ma come ben
sappiano, i marchigiani sono un popolo forte, caparbio,
coraggioso, umile, avvezzo ai disagi che la natura scatena;
un popolo che come l’araba fenice sa rinascere dalle proprie
ceneri, dalle proprie macerie.
Natura che toglie Natura che dona. Doni che anche quest’anno
abbiamo ritrovato nei vini che le aziende ci hanno affidato e
che raccontiamo in queste pagine grazie al capillare lavoro svolto
dai nostri degustatori ufficiali, cui va il mio personale plauso.
Spettacolari vini bianchi ottenuti da uve pecorino, verdicchio,
bianchello, maceratino e passerina oltre a quelli ottenuti
da vitigni storici che, grazie al tenace lavoro di alcuni produttori,
stiamo riscoprendo: incrocio Bruni 54, garofanata o petrignone,
fino al “famoso” che non può ancora essere iscritto in etichetta.
Poi quelli rossi, dai tradizionali sangiovese e montepulciano,
alla lacrima, la vernaccia nera, l’aleatico e il grenache.
Senza nulla togliere ai vitigni internazionali, da sempre coltivati
e trasformati in eccellenti vini.
LEMARCHE
NEL BICCHIERE
2023
7