Sommeliers Magazine Marche n. 21 - page 20

Ai primi bagliori dell’alba, prima ancora che il sole
si levi all’orizzonte, mi sveglio per iniziare un viag-
gio emozionante nella zona più soave della viticol-
tura ungherese. Destinazione Tokaj, una cittadina
a 220 chilometri a nord est dalla capitale magiara,
famosa in tutto il mondo per il suo prezioso netta-
re dorato e profumato.
Il viaggio da Budapest con il treno “Dalia” dura
circa due ore e mezzo attraversando boschi dove
fanno capolino i caprioli incuriositi dai rumorosi
convogli e sterminate pianure coperte da specchi
d’acqua lasciati dalla copiosa pioggia delle ultime
settimane. Poco più avanti, sormontando i dolci
declivi, spunta il sole che illumina un’altura inte-
ramente coperta da ilari di viti e da piccole caset-
te bianche degli artigiani vignaioli; basso cordone,
guyot e alberello, vigneti ordinati e accurata pu-
lizia sono le caratteristiche dominanti dell’intero
territorio. L’armonioso scenario fa presagire l’im-
minente arrivo nella famosa zona vitivinicola; non
vedo l’ora di scendere dal treno per visitare la pic-
cola cittadina di Tokaj agghindata a festa per una
manifestazione dedicata al vino, il suo museo con-
sacrato al mondo viticolo e alcune delle cantine più
accreditate a livello internazionale.
In una delle pochissime cantine rimaste di pro-
prietà ungherese vengo accompagnata da un gen-
tilissimo enologo che pian piano mi introduce nel
mondo degli Aszù iniziando dalla composizione
del terreno di origine vulcanica, facendomi nota-
re la presenza del Löss, la ricchezza di potassio, ma
anche l’abbondanza dell’argilla e delle piccole pie-
tre laviche che di notte rilasciano il calore assorbi-
to durante il giorno, per arrivare ai letti dei iumi
Bodrog e Tisza, le cui acque strabocchevoli, dan-
no origine alle umide nebbie mattutine; un mix di
condizioni pedoclimatiche perfette per la produ-
zione dei grandi vini botritizzati. Esattamente co-
me nelle Langhe, anche qui, ogni collina vitifera
o ogni cantina ha il suo bricco, cioè, da ogni col-
le proviene un vino diverso, ma sempre di buona
qualità. Mentre raggiungiamo la tenuta e il suo di-
rettore, il giovane enologo parla con entusiasmo
anche delle vendemmie che si prolungano ino a
quattro-cinque mesi e, del tanto, tantissimo minu-
zioso lavoro che occorre per creare il prezioso To-
kaji Aszù, per il quale viene selezionato ogni chicco
del grappolo ancora attaccato alla pianta.
Il direttore della cantina, Dottor Péter Molnár, è
anche il presidente della “Tokaji Renaissance”, l’as-
sociazione che raggruppa le migliori cantine del
Tokaj-Hegyalja. L’accoglienza è calorosa; dopo i
convenevoli di rito, mi mostra la collezione dei suoi
“gioielli”: antichi e moderni vitigni frutto di sa-
pienti sperimentazioni. Furmint, hárselevelű, sár-
ga muskotály (moscato giallo), ma anche i poco co-
nosciuti zeta, zefír, zenit, zengő, risultati di incroci
tra diferenziazioni biologiche passate e presenti.
Kövérszőlő, gohér, balafánt, purcsin sono invece i
vitigni ormai quasi del tutto scomparsi, decimati
prima dal piccolo e terribile aide, poi abbandona-
ti dall’uomo, ma in parte recuperati dalla cantina
UN TERROIR D’ECCELLENZA
Eva Kottrova
Sommelier
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