Sommeliers Magazine Marche n. 21 - page 13

Dai monasteri alle campagne il passo è molto bre-
ve e così divenne un usanza difusa produrre un
distillato aromatizzato all’anice, anche perché la
pimpinella anisum trova nei calanchi e nel suolo
argilloso della nostra regione un habitat naturale
molto vocato.
Sembra infatti che i semi di anice prodotti in par-
ticolare della zona di Castignano (AP) siano molto
più ricchi di anetolo, prezioso olio estratto respon-
sabile dell’aroma e delle virtù dell’anice, rispetto a
quelli provenienti da altre parti del Mediterraneo.
Nel corso del XIX secolo avviene il passaggio al-
la produzione imprenditoriale, che non fa altro che
ainare e produrre su larga scala quello che avvie-
ne regolarmente nelle cantine delle campagne, so-
stituendo il tamburlà (recipiente di ferro o rame
usato per la distillazione) con grandi distillatori e
alambicchi. Forse non tutti sanno che la prima im-
presa marchigiana del liquore all’anice fu l’Anisi-
na Olivieri creata dal sangiorgese Francesco Oli-
vieri nel 1830 (“fra i liquori più grati al gentil sesso,
l’anisina Olivieri è proprio l’asso” era uno slogan).
La distilleria fondata da Girolamo Varnelli ini-
ziò nel 1868 la produzione dell’amaro d’erbe Sibil-
la, ma fece la sua fortuna più tardi con la bevan-
da al gusto di anice, il Varnelli appunto, l’“Anice
Secco Speciale”. Questo prodotto unico e origina-
le si innesta nella tradizione mediterranea dei li-
quori d’anice utilizzati largamente da tutti i popoli
nell’acqua, per dissetarsi e prevenire i disturbi ga-
strointestinali generati dal clima caldo.
Il delizioso long drink che risulta caratteristica-
mente opalescente viene anche utilizzato come
aperitivo in abbinamento a pistacchi, pesce azzur-
ro, olive. In Italia, paese in cui si consuma mol-
to cafè, il liquore d’anice il Varnelli è largamente
usato anche per correggere il cafè tanto che si è af-
fermato come “sovrano correttivo del cafè”.
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