Le Marche nel Bicchiere 2018 - page 21

S
i rinnova l’edizione di Le Marche nel Bicchiere e ci ritroviamo
a fare il punto sul nostro vino e l’impatto che genera nei
nostri palati, ma soprattutto sulla nostra economia.
A distanza di un anno tra le vigne permangono le difficoltà – in
primis legate a un prezzo medio non ancora all’altezza della qualità
espressa – ma soprattutto si confermano i punti di forza del
Vigneto Marche, che ha fatto dei suoi autoctoni la propria bandiera
e una qualità ormai riconosciuta dai wine-lover italiani e
internazionali. Una centralità delle nostre produzioni di qualità,
raggiunta grazie a investimenti importanti in vigna e in cantina,
che ci porta a pensare – più che a sperare – che il vino possa
rappresentare un locomotore per il rilancio della nostra regione,
dopo i noti fatti che hanno colpito la nostra area. Cresce ancora
il Verdicchio, che quest’anno con quello di Matelica (assieme al
Rosso Conero) celebra i primi cinquant’anni della Doc, e crescono
anche le altre denominazioni. Dal Rosso Conero e Colli Maceratesi
al Bianchello del Metauro, fino alle piccole, come il Pergola,
la Vernaccia di Serrapetrona, la Lacrima di Morro d’Alba e le altre
Doc (20 nelle Marche, 15 nell’area rappresentata dall’Istituto
Marchigiano di Tutela Vini), che hanno scelto di percorrere la strada
della qualità, ognuno secondo le proprie specificità produttive.
È di quasi il 50% la crescita registrata nelle esportazioni dei nostri
vini, in un mercato fluido, dove Cina, Russia, Nord ed est Europa
rappresentano le aree di domanda emergente più promettenti,
obiettivo assieme agli Stati Uniti dei nostri programmi di
promozione grazie ai fondi provenienti dell’Organizzazione comune
di mercato e dei Piani di sviluppo regionali. Un’attività quella sui
mercati esteri, che vede in prima linea il nostro consorzio (465 le
aziende vinicole socie) con un plafond di oltre 4 milioni di euro
ripartiti tra azioni promozionali, di informazione e pubblicitarie.
Non solo: le imprese del vino, sempre più soggette a un positivo
ricambio generazionale, fanno squadra anche sugli investimenti in
qualità: nell’ultimo biennio sono stati infatti impiegati oltre 13mln
di euro tra ristrutturazione e riconversione vigneti (in 10 anni sono
stati rinnovati oltre 4.500 ettari) e tecnologia in cantina. Il nostro
pensiero è che proprio lo sviluppo di questo settore possa fare da
apripista per tutto l’agroalimentare marchigiano di qualità.
IL VALORE
DEL VINO
MARCHIGIANO
Antonio Centocanti
Presidente Istituto Marchigiano
di Tutela Vini
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