Sommeliers Magazine Marche n. 20 - page 96

Passerina! Che simpatico nome, usato non solo per
indicare un “vitigno” … basta guardare la faccia di
chi lo legge per la prima volta in una lista dei vi-
ni, specie se in presenza del gentil sesso … piutto-
sto che sull’etichetta di una bottiglia di vino espo-
sta in enoteca!
È, invece, un nome poetico, come moltissimi che
si ritrovano nella cultura “contadina”, che attribu-
ivano l’appellativo all’uva per come essa si com-
portava: pensate al “merlot” di colore scuro co-
me il piumaggio dei merli, oppure al “dolcetto” o
al “nebbiolo”; tutti sostantivi assegnati per condi-
zioni naturali! Ed ecco appunto la nostra “Passe-
rina”, pare perché preferita dai “passeri” (volatili)
che beccavano i dolci acini. Certo, tutte le uve so-
no spiluccate dai volatili, ma la “saggezza” contadi-
na, di antica esperienza, se assegnava il nomignolo
era per la sua accentuata caratterizzazione, perché
quel fenomeno la distingueva!
Ciò che è certo, invece, lo troviamo tra gli scritti di
diversi autori: il Soderini (1600) in merito all’uva
Passerina scrive: “...poche viti si trovano che desi-
derino andar basse, terra terra, come le viti Pas-
serine bianche...”. Nel 1815 il Malenotti descri-
ve un’uva Passerina ad acino piccolissimo molto
adatta a essere essiccata. Ancora il Tozzetti (1858)
“...and you, do you like passerina?”
Somm. Prof. Stefano Isidori
Delegato AIS Fermo
e Porto San Giorgio
passerina
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