Sommeliers Magazine Marche n. 20 - page 91

I Colli maceratesi hanno da sempre prodotto
vini fra i più tipici di carattere mediter-
raneo, nati dalla più antica memoria
italica; qui siamo nel cuore della civil-
tà picena. La cultura mezzadrile del
papato ha reso per secoli il contado
semi schiavo di regole contrattuali
irreprensibili e i signorotti che si
sono avvicendati hanno ancor più
ristretto possibilità e filosofia di
vita. Si lavorava per il signore,
si lavorava per la chiesa e nel
passato più prossimo si tradu-
ceva in lavorare per il padrone. L’agri-
coltura non era libertà di espressione e di
lavoro per il contadino perché questi, vincolato
a regole imposte dal concedente, godeva solo del
diritto di dividere a metà. Le regole erano imposte
dal padrone sotto l’occhio vigile del suo fattore.
Anche il vino si faceva soprattutto per il padrone
e ben poco rimaneva nelle botti per i contadini se
non parcelle di vin cotto e un po’ di vino ruspato
e tenuto sotto chiavetta. In breve, quel poco, do-
veva bastare per tutto l’anno. Non esisteva ancora
l’azienda agrivinicola come vuole il concetto mo-
derno ed il vino aveva importanza produttiva solo
al fine di fornire qualche botte per il consumo del
concedente e della famiglia colonica.
Allora il vino non produceva ricchezza ai padro-
ni come il grano ed altre colture. I migliori vigneti
erano quelli di diretta proprietà della chiesa a pre-
scindere da alcuni altri appartenenti a casati nobi-
liari: la marca maceratese era il territorio più ricco
di conti e marchesi.
Già nei primi anni
dell’Ottocento, e ne
parlava anche il Le-
opardi nei salotti e
sulle tavole bolo-
gnesi del buonvino
che gli arrivava da
Recanati inviatogli
dal padre Monal-
do, il vino mace-
ratese incomincia a
farsi conoscere fuori
casa. Era considerato un
vino, sì ruspante, ma fiero
nella sua semplicità di essere. Gli apprezzamenti
crebbero subito nel tempo a divenire poi un prodot-
to di ricercatezza. Nella cultura contadina, fino agli
anni Settanta dello scorso secolo, era più popolare
il bianco che casualmente sposava ottimamente sia
la cucina della costa che quella con animali di bassa
corte delle campagne più arretrate del maceratese.
Ancora oggi su preparazioni di conigli e pollame ne
fa da padrone.
Un grande contributo di celebrità e di qualità, con
l’introduzione di nuovi criteri produttivi fu quello
apportato dall’ingresso del Casato dei De Beau-
harnais e Bonaparte. Divenuti nei primi dell’Otto-
cento proprietari di 1050 ettari di terreni nel com-
prensorio di Civitanova e suddivisi in centodieci
poderi i regali di Francia, prima con il Vicere di
Napoleone I Eugenio De Beauharnais e di seguto
con l’Imperatore Napoleone III con impianti di vi-
tigni bordolesi e borgognoni daranno il la alla mo-
derna enologia marchigiana, affidata all’agronomo
ingegner Hallaire, sovraintendente di Napoleone
III. Parte del ‘domaine’ imperiale è divenuto ne-
gli anni ‘50 proprietà della famiglia Alessandri di
Civitanova Marche che vi costituì l’attuale presti-
giosa Azienda vinicola Boccadigabbia, la quale si
distingue infatti con il logo della corona imperiale
dei Bonaparte. A fine degli anni ‘70 altre azien-
de condotte da antiche famiglie nobiliari come la
Santa Cassella discendenti dei Conti Bonaccorsi
che già dal XVIII secolo si dedicavano a produzio-
ni enologiche e sempre dallo stesso ramo l’azienda
appignanese di Villa Forano, altri importanti ca-
sati nobiliari come l’Antico Terreno Ottavi a San
Severino Marche, i Degli Azzoni Avogadro Carra-
dori a Montefano, principi tra l’altro del meravi-
glioso Grechetto, i Lucangeli Aymerich di Laconi
a Cingoli, che emergono anche nella produzione di
grandi verdicchi ed il Conte Brachetti Peretti con
la sua impressionante cantina in Tolentino pro-
duttore di straordinare vini da competizione ed
ancora i Leopardi di Recanati. A questi si affian-
cano oggi decine di meravigliose piccole aziende e
grandi cantine non nobiliari ma nobilissime nella
qualità che contribuiscono a dar lustro e spesso-
re all’enologia maceratese. Dalla nostra guida “Le
Marche da Bere” estrapoliamo ancora i seguenti
nomi: Accattoli di Recanati, Cantine Fontezoppa
di Civitanova, Monte Coriolano, Montesanto di
Potenza Picena, i Fratelli Capinera di Morrovalle,
La Murola di Urbisaglia, Saputi di Colmurano.
Sferisterio di Macerata
Foto a destra: Recanati,
Piazza Giacomo Leopardi
Ancona
Macerata
Fermo
Ascoli
Piceno
Pesaro
Urbino
ZONA COLLI
MACERATESI
DOC
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