Sommeliers Magazine Marche n. 21 - page 58

la distingue in base alla grandezza degli acini in
grossi e piccoli. Nello stesso anno troviamo
citazioni sull’uva Passerina nella Pub-
blica Esposizione della Società Tosca-
na d’Orticoltura. Compare nelle colle-
zioni del Ridolfi e del Conte Ugolino
della Gherardesca, fino alla rappre-
sentazione pittorica del Bartolo-
meo Bimbi che la raffigura assie-
me ad una “Passerina nera”.
Tornando a situazioni folclori-
stiche, il termine Passerina era
attribuito alle uve con acini di
piccole dimensioni, confermando sia
il Malenotti sia il Tozzetti.
L’origine, antica e incerta come molti autoctoni
italiani, è piuttosto controversa, quasi certamen-
te evoluto dal Trebbiano Toscano ma più spesso
scambiato per il Bombino bianco, con cui condivi-
de alcuni caratteri genetici: la forma del grappolo
e la grande vigoria che gli ha conferito appellativi
dialettali quali “cacciadebiti” o “pagadebito gen-
tile” in virtù delle sue rese produttive elevate che
consentivano ai contadini di “ripagare i debiti”.
Il vitigno, invece, ha una sua specifica identità, ac-
certata attraverso studi recenti più approfondi-
ti che confermano la sua totale diversità dagli altri
vitigni, confermando la propria personalità.
In giro per la sua terra d’elezione, come ricordato,
è chiamato con nomi folcloristici, che però richia-
mano la “peculiarità” dell’uva: i citati cacciadebi-
ti e pagadebito (o meglio pagadevitu, come lo in-
dicano i vecchi contadini fermani) ma ancora “uva
passera”, “cacchione”, “uva d’oro”, “uva fermana”,
ecc. e seppur non vantando origini certe e nobili,
è sempre stato apprezzato da mezzadri e contadini
per la sua abbondante produttività, che gli ha ga-
rantito la sopravvivenza sino ai tempi moderni.
La sua diffusione la vede presente in tutta la fascia
dell’Italia centrale, soprattutto lungo la costa adria-
tica, anche se le maggiori concentrazioni si hanno
nel “Frusinate” dov’è denominata appunto “Passe-
rina del Frusinate”; la troviamo anche in Abruzzo
indicata con gli appellativi di Campolese, Scaccia-
debito, Trebbiano di Teramo.
La certificazione, sia documentata sia folcloristica,
fanno della Passerina un sicuro vitigno autoctono,
cioè nato e sviluppatosi in un determinato areale,
adattandosi al territorio che lo ha ospitato fino a
fondersi con esso. Come per le “casate” nobiliari,
che vantano alberi genealogici che affondano sicu-
ri nei meandri del tempo, anche l’uva per essere au-
toctona deve risiedere nel luogo di origine da ere
remote. Grande fortuna le uve autoctone, come la
Passerina, perché ricche di personalità, di tipicità,
e rappresentano l’ottima risposta all’omologazione
mondiale del gusto!
Il vino ottenuto ha un ottimo successo sia com-
merciale sia legislativo, riconosciuto con la DOC
Offida (2001) e con quella dei nostri vicini abruz-
zesi Controguerra (1996). L’impegno dei singoli
produttori, avallati anche dagli organi governativi,
Pesaro
Urbino
Ancona
Macerata
Fermo
Ascoli
Piceno
ZONA
PASSERINA
OFFIDA DOC
19
1...,48,49,50,51,52,53,54,55,56,57 59,60,61,62,63,64,65,66,67,68,...79
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