tour dell’AIS Fermo Tra
i più nobili vigneti d’Italia
Sommelier
Stefania Morbidelli
Siamo un gruppetto di persone che ama il buon vi-
no e il buon cibo. Ogni tanto decidiamo di studia-
re più da vicino un territorio con i suoi prodotti e
le tradizioni che ne fanno parte.
Era l’inizio di settembre, quando una mattina di
buona ora ci siamo messi in viaggio tutti d’accor-
do sulla meta finale: la zona collinare situata a nord
ovest della città di Verona che da origine ad alcu-
ni dei più grandi vini italiani. Siamo nella Valpoli-
cella, il suo nome significa “valle dalle molte canti-
ne”, qui di cantine ne troviamo veramente tante, il
desiderio è di visitarle tutte, parlare con i proprie-
tari che ci raccontano il loro lavoro dalla vigna alla
cantina ma anche di storie o leggende.
In queste valli, scavate dai torrenti che scendono
dai ghiacciai dei monti Lessini, si infilano le calde
brezze provenienti dal Lago di Garda e incontran-
do l’aria fresca che scende dai monti creano quei
microclimi ottimi per la coltura della vite.
È inevitabile bisogna fare una scelta: passiamo la
mattinata in una solamente. Siamo fortunati, la
cantina dove ci siamo fermati ha proprietà spar-
se nella “Valpolicella classica”, che comprende i co-
muni di Negrar, Marano, Fumane, Sant’Ambrogio
e San Pietro in Cariano fino alla Valpantena.
Zone diverse con microclimi diversi molto caratte-
rizzanti, ogni vallata offre terreni di diversa com-
posizione anche se tutte si accomunano per una
buona concentrazione calcarea ed una costante
presenza di sassi sotto il primo mezzo metro di ter-
ra. Oggi molto più che in passato si tende a dimo-
strare come i territori diventano dei marcatori at-
tendibili nei bicchieri.
La giornata è stupenda, piena di sole, condizione
ottima per fare una bella passeggiata in vigna, ci
arrampichiamo su per una stradina fino ad arri-
vare in cima ad una collina, tutto intorno è vigne-
to su pendii e terrazzamenti contenuti da muri a
secco, le marogne. Uno spettacolo camminare sot-
to la pergola veronese con i grappoli arrivati qua-
si a maturazione che pendono. La maggior parte di
queste uve è Corvina, apprezzata soprattutto per il
suo corredo di sostanze coloranti, ma abbiamo la
possibilità di vedere anche gli altri vitigni autocto-
ni: il Corvinone molto resistente al freddo, la Ron-
dinella che apporta al vino quella inconfondibile
nota di ciliegia, la Molinara importantissima per la
sua acidità e altri che sono stati riscoperti di recen-
te come l’Oseleta. Il suo vero recupero risale agli
anni ‘70, offre un grande contenuto di tannini im-
portanti, una buona tenuta nella sovra maturazio-
ne su pianta e adatta all’appassimento. Il produtto-
re ci dice con grande orgoglio che ormai si usano
solo uve autoctone per mantenere integra tutta la
tipicità del territorio. E a ragione perché da questi
vigneti nasce qual vino rosso conosciuto in tutto
il mondo, l’Amarone, nonché suo padre, il Recioto
della Valpolicella.
Il nome Amarone deriva dalla parola “amaro” per
distinguerlo dal dolce Recioto dal quale si raccon-
ta ebbe origine involontariamente. Era la primave-
ra del 1936 quando nella cantina sociale della Val-
policella il capocantina fece un fortunato ritrova-
mento di una botte di Recioto dimenticata e spil-
landone il contenuto, gli usci l’esclamazione, quel-
lo che aveva assaggiato non era amaro ma “amaro-
A
marone
&B
ross
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