Sommeliers Magazine Marche n. 20 - page 46

Fuori i nomi! Ne facciamo due: Carlo Garofoli e
Carlo Pigini Campanari; rispettivamente il primo
enologo coopatron in famiglia dell’omonima fa-
mosa casa lauretana ed il secondo sempre enologo
e direttore della stimata cantina Colonnara di Cu-
pramontana. Eh sì, chi li ha seguiti da allora può
raccontare che cosa hanno fatto questi Signori.
Partiti dal nulla o quasi, hanno intanto rivoluziona-
to insieme a pochi altri il concetto di enologia mo-
derna in regione, e si sono tufati in toto con capar-
bia dedizione convinti delle grandi possibilità del
Verdicchio nella spumantizzazione. Certo fu che le
prime sboccature peccassero magari un po’ di in-
genuità ma... due lustri circa più tardi il Verdicchio
nelle mani di questi due enologi cominciò a darsi
un tono: e che tono! Beh... oggi che possiamo dire,
quando in degustazioni bendate fra spumanti delle
Marche, Franciacorta, Oltrepò Pavese, Trentino e
Champagne, sì signori ho scritto bene, Champagne,
si va a scoprire le etichette ed il primo fra questi vien
fuori che sia un Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC
brut Metodo Classico, con enorme stupore soprat-
tutto dei francesi; niente segreti, diciamolo pure,
“Ubaldo Rosi brut Colonnara”. Protagonista della
competizione è stato nel contesto il nostro stimato
Dottor Piergiorgio Angelini a San Giovanni d’Asso
in quel di Siena. Altrettante io ne potrei aggiungere
quali esperienze personali, come tante altre vinte in
competizioni internazionali in Germania e in Gran
Bretagna, da etichette, guarda caso, Garofoli brut
Metodo Classico e per l’appunto ancora Ubaldo
Rosi brut Colonnara Metodo Classico. Espe-
rienze analoghe nel modo del Metodo Classico
quelle dell’Ingegner Antonio Terni titolare
della prestigiosa Azienda di Numana
Le Terrazze. Anche lui va consi-
derato un antesignano della
spumantizzazione di qualità
con il suo eccellente Donna
Giulia, che nacque rosè per
divenire poi un classico
brut bianco. Stranamente
dopo diverse sboccature ne
smise la produzione ma...
ravvedutosi, lo ha di recente
rimesso in opera.
Diversi produttori regionali stanno mettendo le
mani nelle bollicine. Ci risulta che Silvano Strologo,
dopo l’elaborazione del suo Martinotti rosè deno-
minato “Pink”, stia mettendo in cantiere un’opera
spumantistica con metodo classico probabilmente
ancora in rosa da Montepulciano del Conero, con
l’ausilio tecnico del grande enologo Giancarlo So-
verchia. Stefano Antonucci brut Metodo classico,
un’altra eccellenza voluta dall’istrionico patron
della Santa Barbara assurto ormai da tempo ai ver-
tici dei produttori più riconosciuti della regione ed
oltre. Bonci, un altro buon interprete e maestro del
Verdicchio dei Castelli di Jesi, che ha voluto rinno-
vare la tradizione Cuprense con il suo ottimo Meto-
do Classico. La pluri premiata Moncaro ha appena
messo a punto il suo delicato brut quasi demi rosè
dalle eccellenti promesse. I due brut ascolani di Ve-
lenosi, la cuvèe bianca da Pinot nero e Chardonnay
e il “he Rose”, seppur derivanti da classici vitigni
internazionali e speciici della Champagne dimo-
strano nella qualità le peculiarità di questa provin-
cia che può essere deinita a pieno titolo il serbato-
io vinicolo della regione, in quanto produttrice di
quasi il 50% di tutta la sostanza enologica.
Nel mondo del Metodo Martinotti le più grandi
aziende vinicole marchigiane producono da tempo
apprezzabilissimi spumanti di Verdicchio: la Fazi
Battaglia, la Moncaro, Monteschiavo, Togni Spa,
Umani e Ronchi, Zaccagnini di Stafolo, i fratelli
Piersanti titolari della Pontemagno ed ancora Ga-
rofoli e Colonnara. In particolare è da segnalare
l’azienda Togni, titolare della bella cantina a basso
impatto ambientale CasalFarneto di Serra De’ Con-
ti, per gli sforzi ed i grandi recenti investimenti nella
sua nuova linea spumantistica Rocca dei Forti che
si colloca ai vertici nazionali per volumi espressi e
rapporto qualità/prezzo. Belisario ed Enzo Mecella
spumantizzano il Verdicchio di Matelica, mentre
Alessandro Moroder sul Conero preferisce produr-
re il suo Rosè con Merlot e Sirah ed ancora il dolce
“Bianconero” con uve Moscato bianco e Alicante
nero. Con vitigni internazionali come lo Chardon-
nay e il Sauvignon si presenta al pubblico la Cantina
Degli Azzoni di Montefano con il suo “Beldiletto”.
Nell’ascolano troviamo bollicine da Cocci Grifoni,
De Angelis, Cherri San Francesco, Colli Ripani,
Cantina San Giovanni, la Cantinadi Castignano e
di nuovo Velenosi, tutti con le loro freschissime e
delicate Passerine Metodo Martinotti.
Ultima ma non ultima, per dirla in italiano, anzi
prima fra i primi è la provincia di Macerata con le
sue Vernacce spumanti dolci e secche, ed ancora
prima delle DOCG regionali. I produttori di que-
sta rara essenza enologica a produzione Martinotti
sono Alberto Quacuarini, Lanfranco Quacuarini,
Claudi, Serboni, Giacinti, Togni e Francioni, men-
tre Fabrini preferisce da sempre produrre con il
Metodo Classico.
Anche la Lacrima di Morro d’Alba è sotto il miri-
no delle Aziende produttrici, come Colonnara, che
hanno già realizzato una interessante selezione dol-
ce spumantizzata con Metodo Martinotti. Pensate
bastino questi nomi e numeri per deinire le Mar-
che dal carattere prettamente frizzante? Nessuna
regione italiana può vantarsi di produrre bollicine
di tante tipologie in tutte le sue province.
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