Sommeliers Magazine Marche n. 20 - page 51

Casa che vai Mistrà che trovi. Potrebbe essere que-
sto un detto adatto alle campagne dell’entroterra
marchigiano, Piceno in particolare. Molti contadi-
ni infatti ancora oggi, ognuno con la propria “ri-
cetta segreta”, producono artigianalmente il Mi-
strà, distillato alcolico aromatizzato ai semi di
anice, eventualmente arricchito da erbe aromati-
che o frutta. È l’ammazzacafè più classico della
tradizione marchigiana, è il ine pasto immancabi-
le di un banchetto tradizionale e può essere consi-
derato a ragione un simbolo della marchigianità.
La produzione di liquori d’anice è difusa un po’ in
tutta l’Europa mediterranea (pastis e anisette fran-
cesi, ouzo greco, raki turco, arak libanese), tuttavia
nella nostra regione pare che abbia trovato una pa-
tria elettiva e non a caso possiamo vantare due tra i
migliori produttori nazionali, Varnelli e Meletti.
È a dir poco intrigante pensare che dietro a questa
tradizione rurale, c’è una storia secolare che si in-
treccia con le relazioni tra Europa e Medio Oriente.
Infatti tutto parte dall’anice verde (pimpinella ani-
sum), ombrellifera originaria dell’Egitto e del-
la Grecia, dal cui frutto si ricava il seme utilizzato
sin dall’antichità per mille usi in cucina, in erbori-
steria e chiaramente anche nella produzione di li-
quori, date le comprovate virtù digestive, aroma-
tizzanti, carminative e diuretiche.
L’anice verde, da non confondere con l’anice stel-
lato, originario e molto difuso in sud-est asiatico
e utilizzato per la produzione della sambuca, è dif-
fusa in tutto il bacino mediterraneo e il suo utiliz-
zo nella produzione di liquori sarebbe stato intro-
dotto in Italia dagli arabi.
Mentre appare incerta l’origine del nome Mistrà,
anche se appare autorevole l’interpretazione che lo
deinisce una contrazione dialettica di Misithra,
città bizantina situata a pochi chilometri dall’at-
tuale Sparta, conquistata dalla Repubblica di Ve-
nezia a cavallo tra il 1600 e il 1700.
I veneziani importarono da Misithra un liquore
all’anice, probabilmente l’ouzo, che in breve di-
venne bevanda difusa in buona parte del territo-
rio italiano. E inine arriviamo nelle nostre Mar-
che, terra ricca di conventi e monasteri, centri
rinomati per le competenze liquoristiche, all’inter-
no dei quali si difuse subito l’uso della distillazio-
ne dell’alcol di vino aromatizzato ai semi di anice,
chiamato appunto Mistrà.
IRRESISTIBILE SEDUTTORE
Maurizio Silvestri
Sommelier
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