Sommeliers Magazine Marche n. 20 - page 45

di Gualberto Compagnucci
Giallo paglierino brillante, spuma abbondante, inissimo e
persistente perlage. Fine e complesso al naso, con sentori di
lieviti, delicate pomacee e iori amaricanti che emergono dal
fondo. Secco al gusto, abbastanza caldo e morbido, fresco, sa-
pido, di buon corpo, ancora ine, intenso e persistente, pronto
o maturo e armonico.
Sui banchi di scuola dell’AIS si descriverebbe così un grande
Spumante Metodo Classico Italiano prodotto nelle Marche da
uve Verdicchio. A farne da padrone è quasi sempre questo vi-
tigno, ma nuove sperimentazioni danno ragione anche ad altri
come il Montepulciano del Conero, sia viniicato in rosa che
in bianco, che ancora in cuvée con Verdicchio, come ancora
diversi altri sperimentali nell’ascolano. Con il Metodo Mar-
tinotti, e da buoni patrioti il nome Charmat dovrebbe sparire,
come è scomparso lo Champenois, il panorama delle bollicine
“Made in Marche” si allarga in tutte le province. Interessante
è stato scoprire, ad esempio, le peculiarità del Bianchello del
Metauro spumantizzato di recente con il metodo Martinotti
dai Fiorini di Barchi. Si chiama Perle ed è di una straordinaria
vivacita e freschezza, con una esplosione di sensazioni fruttate
che virano dai pomi a iori di agrumi e di campo.
La Marca di Ancona è storicamente da sempre la patria delle bol-
licine. È dal XVI secolo che cronisti come Andrea Bacci, Fran-
cesco Scacchi ed il notaio fabrianese Nicolò Attucci, descrivono
interessanti elaborazioni enologiche di questo territorio. Dom Pe-
rignon non era ancora nato. Nei conventi eugubini appartenenti
allora ai territori del Ducato di Urbino i colleghi del monaco dome-
nicano della Champagne si facevano già le maniche nel dar vita alle
prime bollicine della storia spumantistica d’Italia. Anche la città di
Fabriano, ospitante oggi un’importante evento e competizione inter-
nazionale, vi si include storicamente. Che grandi case come Gancia
abbiano poi aggiustato il tiro ed abbiano iniziato qualche secolo dopo
la produzione industriale dello spumante italiano è alquanto noto.
La Marca di Ancona può considerasi quindi a pieno titolo terra natìa
di tali virtuosi vini , o per lo meno, se non vogliamo tirare troppa ac-
qua al mulino, essere di certo fra le primissime. Basti pensare che la
città di Cupramontana era famosa un tempo più per i suoi spumanti
che per il Verdicchio fermo. Purtroppo in quel particolare periodo
giunto ino agli anni ‘70 dell’altro secolo, a Cupra non si poteva par-
lare ancora di eccellenze spumantistiche; la qualità confrontata ad
oggi era decisamente dubbia. Penso invece che ci si debba toglie-
re il cappello davanti ad alcuni personaggi che successivamente
a questo mediocre periodo hanno iniziato a lavorare sodo per
dare alla luce quelle che oggi sono considerate delle eccellenze.
FASCINO BRIOSO
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