Le Marche nel Bicchiere 2018 - page 447

LE MARCHE DELL'OLIO,
LE MARCHE
DELLA BIODIVERSITÀ
Barbara ALFEI
U
na biodiversità estremamente variegata è alla base della
valorizzazione della olivicoltura marchigiana e consente
di garantire un forte legame tra prodotto e territorio.
Sono circa 20 le varietà autoctone di olivo selezionate nel corso dei
secoli in maniera empirica dagli olivicoltori, in base alla sensibilità
e/o tolleranza alle principali avversità climatiche e parassitarie: ad
esempio l'Orbetana nell'area del Monte San Vicino e la Nostrale di
Rigali nel Catria per la tolleranza al freddo, la Mignola nella zona
del Conero e nella fascia litoranea per la bassa sensibilità alla
mosca dell'olivo (frutto piccolo, invaiatura precoce, polpa molto
amara), Piantone di Mogliano e Piantone di Falerone, a crescita
ridotta, maturazione anticipata ed accumulo precoce di olio nelle
zone soggette a gelate, dove il periodo vegetativo è breve.
Un percorso alla scoperta della biodiversità olivicola, da
nord a sud, vede la Raggiola nel Pesarese, accompagnata in manie-
ra sporadica da Capolga e Nostrale di Rigali; la Raggia e, in minor
misura, Mignola e Rosciola Colli Esini in provincia di Ancona;
Coroncina, Piantone di Mogliano, Mignola ed Orbetana in provin-
cia di Macerata; Piantone di Falerone e Sargano di Fermo nel fer-
mano; Ascolana tenera - la regina delle olive da mensa (che è alla
base della DOP "Oliva ascolana del Piceno"), Carboncella e, tra le
minori, Ascolana dura, Lea, Nebbia del Menocchia, Sargano di San
Benedetto in provincia di Ascoli Piceno. Tutte le varietà autoctone
marchigiane sono accompagnate costantemente dalle cultivar a
diffusione nazionale Leccino e Frantoio e dai relativi impollinatori
Maurino e Pendolino.
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