Sommeliers Marche Magazine 50 - page 4

Editoriale del Direttore
_ Gualberto Compagnucci
W IL GRANDE VINO ITALIANO!
SI CONVERTANOGLI ESTEROFILI
Prendo come esempio la Vosne
Romanée: un nome mitico che
designa la più importante area
vinicola comunale di Borgogna
e sicuramente secondo molti di
tutta la Francia. Non c’è quin-
di Bordeaux, non c’è Champa-
gne che possa compararsi al suo
lieu-dit
e ai suoi
grand cru cli-
mat
. Hanno scritto di tutto e di
più sulle caratteristiche del suo
terroir
e dei suoi grandi vini tes-
sendone le lodi. Le mie lontane
esperienze durante un semina-
rio all’Hospice de Beaune e i di-
versi
tour
mi hanno permesso di
conoscere alcuni dei più grandi
vignerons
come Albert De Villai-
ne, Méo Camuzet, Enry Jayer e il
nipote Emmanuel Roger, M.me
Le Roy e alcuni esponenti della
famiglia Belair che a volte si
avvicendavano in qualche
lectio magistralis
al se-
minario di cui sopra.
Rendo omaggio a si
tanti signori del vino
e ancora ai tanti non
menzionati di tutta la
Borgogna e che tutto
sommato sono perso-
ne brave e semplici.
Non condivido però lo stesso
sentimento con quanti conti-
nuano ad enfatizzare la grandez-
za dei vini di Borgogna e di altri
siti enologici celtici gonfiandoli
in modo assurdo e permettendo
poi quotazioni assolutamente
fuori dal buon senso e della lo-
gica commerciale, perché pur
sempre sono un bicchiere o una
bottiglia di vino.
La
grandeur de France
poi, tanto
osannata dallo scrittore Émile
Zola quale orgoglio nazionale,
a tal punto da recitare che i vini
francesi erano così grandi per-
ché grande è il
terroir de France
,
ancora vive nella testa dei Celti e
continua a manifestarsi.
Romanée Conti, La Tâche, Ri-
cheburg, Romanée St. Vivant,
la Grand Rue, la Romanée e i
confinanti Ecezeaux et Grand
Ecezeaux originano certamente
grandi vini, dotati di bella fi-
nezza ed eleganza, ma che cosa
dire dei nostri altrettanto grandi
Barolo, Barbaresco, Amarone,
Brunello, Sassicaia, Sagrantino,
Taurasi, Nero d’Avola, Primi-
tivo, Conero riserva e... ancora
altri, tanti altri anche a livello di
bianchi che nulla hanno da invi-
diare agli Chablis, Montrachet,
Charlemagne, ecc.
È qui che lancio, detto alla Zola,
il mio
J’accuse
. Spesso sono in-
tollerabili e criticate le qual-
che centinaia di Euro di alcu-
ne nostre eno-eccellenze di
longeva età e di grandi stori-
che vendemmie, figuriamoci
cosa dover dire quando per
certi
eno-blason de France
si
sparano con
grand-noncha-
lance
migliaia di Euro.
Sì... capisco i ricconi estimatori e
collezionisti che pur di accapar-
rarseli nelle aste non badano a
sfoderare la loro platinum card,
ma nel normale contesto com-
merciale alcuni umani non si
rendono conto di essere presi per
il naso, anzi... sembrano vantar-
sene e gioire pavoneggiandosi.
Buon per loro quindi, e avanti
si vada a farsi sfruttare, ma ora,
soprattutto dopo essere stati
scherniti da qualche deficiente
d’oltralpe nell’infausto periodo
virale è assolutamente il caso di
rilanciare alla grande il “
Wine
Made in Italy
”.
Non abbiamo niente di meno se
non tanto di più: anche noi ab-
biamo i nostri stupendi
lieu-dit
e
cru climat
, se mi sono concessi i
termini francofoni – non abbia-
mo bisogno di prendere lezio-
ni se non insegnare – abbiamo
un’invidiabile collocazione geo-
grafica, abbiamo le più pregiate
materie prime e produzioni di
ogni genere al mondo, quin-
di ciò che di meglio Dio possa
aver messo sul pianeta, abbiamo
menti eccellenti, anche se pur-
troppo siamo mal gestiti dalla
politica e poi ci mettiamo anche
del nostro. Tiriamo fuori l’ono-
re, la nostra forte personalità,
ripensiamo alla nostra grande
storia latina, alla meravigliosa
cultura rinascimentale, ai nostri
geni e... risorgiamo.
W il
Made in Italy
, W il grande
Vino Italiano, che non ha nulla
da invidiare alla Borgogna e a
nessun altro Paese del mondo, se
non che esserne il capofila e... si
convertano gli esterofili.
W l’Italia e... beviamo italiano!
4
1,2,3 5,6,7,8,9,10,11,12,13,14,...40
Powered by FlippingBook