Sommeliers Marche Magazine 50 - page 7

MAR NERO
RUSSIA
GEORGIA
TBILISI
TURCHIA
ARMENIA
AZERBAIJAN
Grandi giare di terracotta sotterrate fino al bordo
denominate Kvevri e spesso anche anfore più picco-
le, con frequenti rimontaggi usando lunghi bastoni,
tutta la parte polposa solida fermenta e rifermenta
sui mosti; anche nell’invecchiamento vengono usa-
ti gli stessi Kvevri. Il risultato è quello di vini che
ben poco hanno dei criteri della moderna enologia,
ma nella loro personalità hanno un certo carattere
e fascino: è il fascino dei vini primordiali.
Moltissime famiglie georgiane producono vini casa-
linghi dalle loro piccole vigne e il metodo è sempre lo
stesso. Nessun Paese al mondo oltre alle aree medi-
terranee vive il vino come loro. Dai primi anni ‘90 si
realizzano anche in Italia e nello specifico in Friuli,
soprattutto nella zona di Oslavia, spesso senza l’uti-
lizzo delle giare ed evitando magari i
graspi ma con metodi moderni
e ottenuti sopratutto da vitigno
vitovska e ribolla. Anche
in Slovenia e Austria
vi sono produzioni
egregie e alcuni ten-
tativi sono stati fatti
pure nelle Marche.
Al di là delle mode che stanno contaminando un
po’ tutto il mondo, il metodo georgiano è tutelato
dall’UNESCO come Patrimonio dell’Umanità.
Non è facile lavorare sugli Orange wines perché si
devono tenere sott’occhio, soprattutto nei bianchi,
anche i tannini lasciati da tutte le parti solide. Nei
rossi che fermentano e macerano in tempi più brevi
il tutto è più gestibile.
Tornando alla Georgia i territori più vocati sono
Kakheti, Giuria, Kartli e Inereti. I vitigni più alle-
vati per i bianchi sono il rkatsiteli e lo mtsvane e
sono vinificati in purezza o assemblati in percen-
tuali pari che danno origine a importanti vini come
il Pheasant’s Teurs.
Ben titolato anche il rosso Satrapezo da vitigno sa-
pevari che val la pena lasciarlo dormire in cantina
anche per molti anni. Oltre alle suddette, altre va-
rietà di uve, le tsiska, mtsvane kakhuri, krakhuna,
e mtsvane khikhvi tsolikouri, producono ancora
ottimi vini bianchi.
Fra le ingenti quantità di vitigni indigeni che sono
più di 500, trovanomolto spazio anche varietà come
le vanis chkhaveri, otskhanuri sapere e dzelshavi.
A seconda dei territori i metodi sono soggetti a
cambiamenti: si utilizza il Kakheto, cioè la fer-
mentazione con tutta la massa delle uve nelle zone
orientali, mentre in occidente si preferisce l’Ime-
reti che prevede una piccola percentuale di parti
solide evitando i graspi. I vasi vinari sono chiusi
ermeticamente con argilla mentre le pareti interne
dei Kvervi vengono spalmate per impermeabiliz-
zarle con cera d’api.
Alla lunga fermentazione seguono alcuni travasi ed
infine si riversa tutto su altre giare che ospiteranno
i vini per diversi anni e che possono giungere anche
ad un invecchiamento quasi ventennale.
Tbilisi, capitale della Georgia
Regioni vitivinicole
della Georgia
Chiesa della
Trinità, Gergeti
Il vigneto della fortezza di Rabat,
Akhaltsikhe
Kvevri
Cantina a Napareuli,
comune di Telavi,
regione di Kakheti
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