Guaraná, elisir di lunga vita e corroborante per il
corpo e la mente, dona rigore fisico migliorando le
prestazioni e lucidità mentale a chi da sempre ne
trae profitto, trasformando in polvere l’epicarpo
arrostito poi diluito con dell’acqua da assume-
re prima di una battuta di caccia o per la cura
di diverse malattie.
Mango, maracujá, ananas, banana, cocco
e papaya, il frutto più vitaminico esistente,
gustati appena colti o sotto forma di compo-
sta, succhi e frullati o miscelati ai drink esoti-
ci rinfrescano il palato, come la polpa di avo-
cado passata al setaccio e insaporita con succo
di limetta e zucchero, l’algida creme de abacate.
Dall’evaporazione del succo della canna da zuc-
chero importata dagli invasori, gli indigeni im-
pararono ad elaborare un panetto duro, grezzo e
compatto di colore bruno scuro, dal sapore deli-
zioso che ricorda un po’ il mosto caramellato, un
po’ il miele di castagno, ottimo per addolcire caffè,
tè, tisane e succhi di frutta dal gusto acidulo.
Rapadura, panela nei paesi ispanici, dalla curva
glicemica bassa, contenente nutrienti e vitamine,
impiegata come derrata alimentare o dolcificante
che i nativi sono soliti ridurre in scaglie con il loro
immancabile machete, sempre a portata di mano
per difendersi da ogni accadimento che la mi-
steriosa giungla riserva e dai membri inavvici-
nabili delle spietate tribù antropofaghe.
Dopo una notte silente, al levarsi del Sole, non ap-
pena le acute strida dei magnifici pappagalli Ara,
il canto inesauribile dell’intera avifauna, il frinire
delle enormi cicale e l’imponente concerto delle
scimmie urlatrici orchestrano una criptica
ouver-
ture
, le donne delle tribù offrono ai loro uomini
una scodella d’acqua per la pulizia dei denti prima
di sorsare il caffè, magari corretto con del rum ba-
rattato con l’avido uomo bianco in cambio di ap-
pezzamenti da sfruttare.
Fossile vivente, il raro e gigantesco caimano nero
dell’Amazzonia,
Melanosuchus niger
, il superpre-
datore cretacico dalla forza mostruosa lungo fino
a sei metri, nonostante il suo morso sia oltre die-
ci volte più potente rispetto a quello dello squalo
bianco, assieme all’esemplare più piccolo, il caima-
no jacarè, spesso finiscono sul piatto del loro prin-
cipale predatore – l’uomo, che li caccia sia per la
pelle che per la carne magra, soda e deliziosa somi-
gliante in consistenza al pollo, in sapore al pesce.
Tredici tagli diversi, tra i quali il più pregiato è la
coda che alla griglia e in abbinamento alla salsa di
cocco diviene una vera prelibatezza.
La carne di caimano si presta ad essere gustata alla
griglia, arrostita o marinata, stufata alla moqueca,
bollita, fritta o preparata nella zuppa con cipolla,
pomodori, erbe aromatiche e con la batata o la
manioca dolce, radici tuberizzate endemiche delle
aree tropicali americane. Degno accostamento con
i rettili è il distillato di manioca, tiquira, dal forte
contenuto alcolico e inusitato color violaceo con-
ferito dall’aggiunta di foglie di clementina, adatto
soltanto agli uomini coriacei e alle muscolose don-
ne macho. In mezzo a circa tremila varietà di pe-
sci nella sola Amazzonia, rispetto alle cinquecento
dei corsi d’acqua interni in tutta Europa, un altro
fossile vivente trattenutosi dall’epoca miocenica
è il pirarucu,
Arapaima gigas
, dalle squisite carni
bianche, secondo solo allo storione beluga in gran-
dezza tra i pesci d’acqua dolce. Può raggiungere,
seppur raramente, 4/5 metri per circa 800 chili, ed
è uno dei rari pesci che ha la facoltà di respirare
“sussultando” nell’atmosfera, se necessario anche
per quaranta minuti cercando di finire in uno
specchio d’acqua consono alle sue misure.
Nuota tra gli alberi durante la piena quando è dif-
Palmito
Pirarucu
Jenipapo
Pitanga
Bacupari
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