La nuova edizione di Marche nel Bic-
chiere 2015 arriva in un anno di gran-
di traguardi per il vino marchigiano.
Un anno dove le nostre produzioni si
sono mostrate forti di crescenti suc-
cessi sul fronte della qualità e hanno
consolidato la posizione sui mercati
italiani ed esteri. Ma è anche l’anno
dell’Expo, dove le Marche del vino si
presentano ad una platea mondiale
con una partecipazione importante che riflette un’eccellenza ormai rico-
nosciuta a livello globale, frutto di un sistema che ha saputo dare con il
tempo i suoi risultati. Il mondo vitivinicolo marchigiano ha dimostrato di
essere non solo un’eccellenza ma un traino per l’intera regione: oggi 20
denominazioni d’origine (di cui 5 Docg e 15 Doc), 1 Igt, 17.400 ettari
e 14.190 aziende danno vita ad un fatturato che nel 2013 ha superato
130 milioni di euro, in cui l’export gioca un ruolo chiave.
Se su questo settore produttivo soffia un vento positivo non è certo un
caso. Questi risultati sono il prodotto di scelte coraggiose e di ‘valore’
che piccoli produttori, grandi industriali del vino, mondo della coope-
razione, organizzazioni professionali e Regione Marche fecero nel 1982
puntando sui vitigni autoctoni e sull’identità territoriale. Scommettere
sulle singole denominazioni e sui territori, scegliendo una sola Igt per
le Marche, fu una scelta molto forte all’epoca. Ma è stata proprio tale
scelta a permetterci di divenire riconoscibili e di poter finalmente ‘dire
la nostra’, ricavando così il giusto spazio sui mercati internazionali. In
un territorio storicamente e geograficamente diviso è servito un abile
lavoro di tessitura sartoriale per valorizzare il vino nelle sue molteplici
forme e misure e metterlo in vetrina. Questo lungo percorso è realizzato
attraverso strumenti imprescindibili: gioco di squadra con tutti gli attori
del territorio, Regione in primis, promozione del brand Marche (dove
territorio, vino, cultura, arte sono un ‘unicum’), investimenti sui giovani,
totale dedizione alla qualità, duro lavoro in vigna, rinnovo dei vigneti e
ammodernamenti in cantina. Sono questi gli asset strategici che hanno
permesso al vino marchigiano di essere grande e poter sfidare i mercati
internazionali consapevole del proprio valore. Tutto ciò non sarebbe
stato possibile senza l’ottimizzazione delle risorse messe a disposizione
da Regione, Governo ed Unione Europea e la scelta di “fare squadra”.
Se il nostro vino ha avuto successo è stato anche grazie alla capacità
di raccontare l’unicità del binomio prodotto-territorio. Abbiamo molti
punti forti da comunicare al mondo - da Urbino ad Acqualagna ed i suoi
tartufi, dalle Grotte di Frasassi a Portonovo passando per lo Sferisterio di
Macerata, terminando con la bellissima piazza di Ascoli Piceno – unicità
che, insieme al vino, sono espressione irripetibile del brand Marche.
Dobbiamo continuare con questo passo.
Alberto Mazzoni, enologo