Erano gli anni in cui il vino italiano apriva gli oc-
chi e si svegliava dal torpore. Con alle spalle la cul-
tura contadina anche nelle Marche i primi grandi
produttori daranno il la alla rivoluzione enologica.
Nata a Milano a metà anni ‘60 l’Associazione Ita-
liana Sommelier cerca di espandersi in tutto lo sti-
vale e… ci vorrà tempo prima di coinvolgere tutte
le regioni, dalle Alpi alla punta dello stivale isole
incluse. Già nei primi anni ‘70 nella nostra regione
qualcuno come il sanbenedettese Urbani cercava
di piantarne le radici ma con scarso successo e ope-
ravano con lui noti personaggi ascolani come Lu-
cio Sestili, Pippo Mazziti, Carlo Pontani e ancora
un paio subito dopo defilatisi.
Sarà nel 1973 che durante un’incontro alla Fiera
della Pesca di Ancona tra un banco di assaggio
delle prime etichette marchigiane di oggi note
Aziende che Teodoro Bugari, preso il reincarico di
Fiduciario da Milano, chiede a me scrivente e ad
Ilario Berardi di dar vita ufficiale all’AIS Marche.
Firmammo il protocollo e dopo vari incontri con i
responsabili di Milano iniziammo ad organizzare
i primi corsi. Il fiduciariato passò subito di mano
all’attivissimo Ilario Berardi che istituì le prime
delegazioni affidando a Lamberto Ridolfi, del noto
ristorante Villa Amalia, la Delegazione Dorica e che
dopo due mandati passò di mano a me stesso qua-
le maître del Passetto di Ancona. Seguirono subito
le altre delegazioni provinciali dove si formarono
altri noti personaggi come Lucio Pompili del Sym-
posium, Sandro Bonci del ristorante delle Rose di
Marina di Montemarciano, Gianfranco Petrella del
Motel Agip di Torrette, Sergio Vitale, i fratelli Titti
e Italo Carloni dell’omonimo ristorante, i Fiduciari
Massimo Biagiali, Rosaria Morganti e Otello Ren-
zi, e ancora tanti altri professionisti del settore. A
questi si affiancarono personaggi non professionisti
ma in gamba e cito solo quello del prezioso dottor
Piergiorgio Angelini per non andare oltre.
In breve l’AIS Marche divenne in regione una ve-
ra potenza della cultura e della comunicazione del
vino. Riuscimmo allora fino al 1986 ad organizza-
re due Congressi nazionali e ben 14 bellissimi ed
interessanti Congressi regionali con la partecipa-
zione di centinaia di soci: memorabili quelli di Sar-
nano e Portonovo, ma da lì in poi ahinoi... non se
ne sono più visti. Tantissime sono state le iniziative
prese, oltre al rafforzamento della didattica e alla
promozione del vino marchigiano. Siamo stati ad-
dirittura la prima regione italiana a metà anni ‘80
ad organizzare un bel corso sommelier in Scozia,
dove il vino marchigiano, per non dire italiano, era
praticamente sconosciuto e a questi sono seguite
altre iniziative del genere e collaborazioni con AIS
centrale in diversi Paesi europei, non che in altri
Paesi del mondo con l’Association de la Sommelle-
rie International (ASI), della quale per un mandato
triennale ne ho avuto la segreteria. Abbiamo con-
tribuito a creare la sommellerie albanese e dato il là
alla rivista e guida regionale.
Ora è giunto il tempo che le Marche riorganizzino
le proprie forze con le imminenti nuove elezioni
senza compromessi ne prestanomi, sperando non
siano alla bulgara, come dice qualcuno, ma nean-
che e soprattutto alla rumena (per così dire... come
una volta) e porti avanti con una rinnovata gestione
nuove idee con volontà e dinamismo a dar maggior
ragione di appartenere alla più grande sommellerie
del mondo che è l’AIS e soprattutto a dar soddisfa-
zione ai propri soci che sono l’essenza del sodalizio.
Si deve riconoscere il grande lavoro svolto dai no-
stri Delegati: sono loro ad aver portato ricchezza
all’AIS sia nei numeri umani che economici, con
la realizzazione di tantissimi corsi. Solo dal lo-
ro impegno è arrivata, e mi ripeto, la ricchezza
all’AIS Marche.
alla Fiera della Pesca di Ancona
1973: nasceva l’AIS Marche
Gualberto Compagnucci
Il Congresso di Portonovo,
1986
Da sinistra: Teodoro Bugari,
Gualberto Compagnucci,
Ilario Berardi
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