flor
ma con la carezza dell’ossigeno che
trasmette caratteristiche uniche: intensi
profumi di spezie e di balsamico, che vi-
rano verso il mallo di noce, invitando al
sorso rivelatore della natura muscolare del
vitigno; grande pulizia e persistenza di scie
saline e balsamiche chiudono dinamica-
mente tra suggestioni ora vegetali ora eteree.
A seguire,
Poulsard 2015 – Domaine de
la Renardière
: il colore rosso “buccia di
cipolla” denota la provenienza delle uve
da terreni con suoli di marne rosse, ricchi di
ossido di ferro; profumi di frutta fresca di sotto-
bosco, cangianti verso sentori animali promettono
una beva interessante, molto fresca ma anche mol-
to speziata, tipica del
poulsard
(o
ploussard
).
Il quarto vino in degustazione è stato
Trousseau
Singulier 2015 – Domaine André & Mireille Tis-
sot
, prodotto da un vitigno raro, adattatosi quasi
per capriccio al clima semi-continentale del terri-
torio; colpisce per il colore rosso intenso, per i pro-
fumi che spaziano dai frutti di bosco alle spezie
selvatiche, passando per il balsamico, a precorrere
la forza che questo vino sprigiona al gusto e che si
esprime in tannini autorevoli, ma coniugati ad una
buona freschezza.
Il
Vin Jaune 2006 – Domaine de la Renardière
,
diversamente dal secondo vino degustato, è un sa-
vagnin prodotto in ossidazione controllata con il
concorso della flor (quindi non
ouillé
); di un luc-
cicante giallo dorato, incanta con effluvi netti di
noce e ampia speziatura (curry, curcuma, zaffera-
no) fino a giungere a note più evolute di aldeide che
in bocca si traduce in un finale molto lungo con
chiusura che volge al distillato.
A concludere la degustazione due prodotti a dir
poco eccezionali:
Vin de Paille La Paille Perdue
2011
e
Domaine Labet e Macvin du Jura – Do-
maine de la Pinte
; il primo un vino dolce (i grap-
poli dopo la raccolta sono lasciati ad appassire sui
graticci di paglia, da cui il nome), risulta decisa-
mente complesso; al naso ricorda il miele delle
buone caramelle di una volta, l’agrume candito,
marginali odori di legumi, che in bocca si fanno
retrogusto lievemente ammandorlato, con podero-
sa struttura.
Il Macvin è, invece, un VDL con aggiunta di ac-
quavite; il suo aggettivo è “alcolico”! Al gusto cor-
rispondono dal naso percezioni di frutta secca e
spezie, con pienezza e rotondità che scivolano in
un finale lungo, sorprendentemente... alcolico.
Un ricco e fantasioso buffet preparato dallo chef
della maison “Villa Quiete” ha suggellato una se-
rata semplicemente unica e perfetta, grazie anche
e soprattutto all’impegno dello staff AIS Macerata
che ha organizzato l’evento.
Ma il ringraziamento più caloroso va all’inarriva-
bile Guido Invernizzi, che non finisce mai di stu-
pire per la sua infinita competenza e passione. A
presto per un’alta “magia”, dottore!
I sette vini in
degustazione
Il dottor Guido Invernizzi
(sinistra) durante la lezione
insieme a Cesare Lapadula,
Delegato AIS Macerata
Parigi
La zona di produzione
del Jura
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