“Ecco l’Agnello di Dio, colui che prende su di sé il pec-
cato del mondo” (Gv 1,29)
. È il Battista, considera-
to l’ultimo dei profeti della cristianità, che chiama
Gesù “agnello” quando si presenta per ricevere il
battesimo. Nella tradizione Ebraica l’agnello vie-
ne immolato il giorno precedente alla Pasqua e, in
quella Cristiana, GesùCristo viene ucciso nello stes-
so giorno. Il consumo di questo animale e dell’asso-
nanza con Dio è accentuata nell’episodio dell’esodo
dall’Egitto
(Es 12,1 – 14,46)
.
“Il Signore disse a Mosè
e ad Aronne nel paese d’Egitto: questo mese sarà per
voi l’inizio dei mesi ... parlate con tutta la comunità
d’Israele e dite: il dieci di questo mese ciascuno si pro-
curi un agnello per famiglia ... un agnello senza di-
fetto, maschio, nato nell’anno, potrete prenderlo tra
le pecore o tra le capre e lo custodirete fino al quat-
tordicesimo giorno ... sarà immolato tra i due vespri.
Preso un po’ di sangue, lo porranno sui due stipiti e
sull’architrave delle case in cui lo dovranno mangia-
re. In quella notte ne mangeranno la carne arrostita
al fuoco, lo mangeranno con azzimi ed erbe amare.
Lo mangeranno arrostito al fuoco con la testa, le
gambe e le viscere ... è la Pasqua del Signore ... questo
giorno sarà per voi memoriale; lo celebrerete come la
festa del Signore: di generazione in generazione ...”.
Il Signore detta regole ferree su come comportarsi,
cucinarlo e mangiarlo, pena? Sappiamo bene tutti
cosa successe a chi non seguì queste regole!
Da allora la Pasqua vede il sacrificio dell’animale
più mansueto che l’universo abbia potuto creare.
I cuccioli ovino-caprini, oltre a belare e saltellare,
non inducono alcun timore, senza artigli ne corna,
sono ideali per gli altari votivi. Questa loro indole
docile li ha trasformati nel simbolo del sacrificio,
immolati per rendere gloria al Redentore.
Isaia così descrive Gesù:
“... maltrattato, si lasciò
umiliare e non aprì la sua bocca: era come agnello
condotto al macello ...”
.
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Sapori di una volta da recuperare
Stefano Isidori, Delegato AIS
Fermo e Porto San Giorgio