OLI MONOVARIETALI
DELLE MARCHE
un percorso alla scoperta
della biodiversità
Barbara ALFEI
O
gni varietà di olivo parla del territorio di cui è originaria:
del clima, delle caratteristiche orografiche, ma anche
della storia, della cultura e delle tradizioni. Le numerose
piante secolari, dai tronchi monumentali, cariati e contorti
determinano un paesaggio davvero suggestivo per il visitatore.
Un percorso alla scoperta della biodiversità olivicola ci
porta, da nord a sud, a conoscere la Raggiola nel Pesarese (che è
alla base della DOP "Cartoceto"), accompagnata in maniera spo-
radica da Capolga e Nostrale di Rigali; la Raggia e, in minor misu-
ra, Mignola e Rosciola Colli Esini in provincia di Ancona; Coroncina,
Piantone di Mogliano, Mignola ed Orbetana in provincia di
Macerata, oltre all'Oliva grossa da mensa; Sargano di Fermo e
Piantone di Falerone nel fermano, senza dimenticare la Cornetta.
Nella provincia di Ascoli Piceno incontriamo invece l’Ascolana tene-
ra - la regina delle olive da mensa (che è alla base della DOP "Oliva
ascolana del Piceno"), la Carboncella e, tra le minori, Ascolana
dura, Lea, Nebbia del Menocchia, Sargano di San Benedetto. Tutte
le varietà autoctone marchigiane sono accompagnate costante-
mente dalle cultivar a diffusione nazionale Leccino e Frantoio e dai
relativi impollinatori Maurino e Pendolino.
Da ogni varietà potenzialmente si ottiene un grande olio,
ma non è scontato... È necessario un lavoro di squadra, a partire
dall'olivicoltore che garantisce la produzione, la sanità dei frutti, la
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