Editoriale del Direttore
_ Gualberto Compagnucci
NO!!!
non chiamatelo vino
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Sicuramente è perentorio e sen-
za mezzi termini, ma rende ben
l’idea di un riufiuto totale.
Il “no” è rivolto alla nuova mo-
da dei così detti vini dealcolati,
idea presentata a fine novembre
2010 in un convegno nazionale
al Klass Hotel di Castelfidardo
dalla IMT. Telecamere presen-
ti di RAI 2, hanno presenziato
ai lavori enologi e produttori di
mezza Italia. Il tema si è snoccio-
lato sulla possibilità di emulare
australiani, spagnoli, tedeschi e
quant’altri stanno producendo
ormai da tempo una bevanda a
base di vino quasi o completa-
mente dealcolato.
Degustazioni, dibattiti, interven-
ti favorevoli e non, discussioni e
polemiche si sono alternate in una
giornata alquanto impegnativa.
Trovandomi li per puro caso eme-
ravigliato del fatto che non siano
stati invitati i massimi rappresen-
tanti della Sommellerie marchi-
giana, se non un paio di colleghi
che provvedevano al servizio,
sono stato coinvolto nel dibatti-
to dal regista televisivo.
Già conoscevo questi prodotti
ma ho pensato fosse meglio
schiarirmi le idee provve-
dendo a “degustarne” alcuni;
niente di più di un gradevo-
le succo di frutta con un’evi-
dente acidità.
Il mio intervento è stato
il seguente: “Consideran-
do che al mondo esistono
più di un miliardo di mus-
sulmani può essere inte-
ressante produrre una be-
vanda a base di mosto d’uva
senza alcol. Gli australiani lo
fanno da tempo ed hanno in-
vaso il mercato del sud est asia-
tico, soprattutto l’Indonesia con
circa duecentocinquantamilio-
ni di anime musulmane ed una
buona parte della penisola arabi-
ca. Quindi perché non produrne
anche in Italia incentivando l’eco-
nomia vinicola?
Fin qui do ragione a tutti i ben
pensanti del caso, ma…il proble-
ma è un altro: una bevanda come
questa non può e non deve chia-
marsi
“vino”
, bensi bevanda otte-
nuta da mosto di uve... fermen-
tate e dealcolate. Accetarla come
vino sarebbe il dissacramento di
cinquemila anni di storia, rac-
contata anche dalle sacre scrit-
ture. Storia a parte, io sommelier
riconosco come
“vino”
soltanto
quello definito in tutto il mondo
come bevanda idroalcolica pro-
dotta da mosto d’uva fermentata.
Devo comunque considerare che
sarebbe un buon affare, ed inmol-
ti sensi, poterli introdurre anche
nelle discoteche. Si apporterebbe
un buon contributo alla causa dei
tanti nefasti poblemi dei sabato
sera. Anche i bambini potrebbero
berli, crescendo però con la scioc-
cante idea che il vino sia quello e
non l’altro.
Sarebbe molto più interessante
invece studiare al momento la
possibilità di abbassare la gra-
dazione alcolica dei nostri vini
almeno di un grado. È un pezzo
che lo diciamo. I più grandi vini
di Francia rarissimamente supe-
rano i 13 gradi alcolici. I nostri
produttori si difendono dicendo
che gli zuccheri delle uve italiche
sono più alti di quelli francesi.
Pur essendo vero ricordiamo ai
produttori che le conoscienze
odierne sono in grado di porre
facilmente rimedio ad un pro-
blema come questo: se si riesce
a togliere tutto l’alcol figuria-
moci se può essere un proble-
ma togliere un grado. Ma non è
neanche il caso di togliere nul-
la, è già dalla vendemmia che si
devrebbe provvedere ed ancora
dalle potature, dai diradamenti
e quant’altro agronomi ed eno-
logi riescano in sinergia a po-
ter aggiustare”.
Comunque, provate a “degu-
stare” uno di questi prodot-
ti dealcolati; se non c’è alcol
non ci sono eteri, non ci so-
no sensazioni, non ci sono
emozioni, al limite c’è solo
profumo e gusto di uva del
vitigno da cui deriva. Speran-
dodi interpretare il pensierodi
tutti i miei colleghi sommelier
dico “sì” al succo di frutta da mo-
sto d’uva fermentato e dealcolato,
ma assolutamente “no” che ven-
ga chiamato vino. Fra vent’anni
quello che noi conosciamo come
tale non esisterebbe più.
A Voi motivo e diritto di replica.
È venuto a mancare
sabato 2 aprile
l’amico Sommelier
Gabriele Monti
titolare del Ristorante
Vecchia Urbino.
Gabriele, numero di
tessera 1646, è stato
uno dei primi iscritti
AIS urbinati, fedele e
attivissimo comunicatore.
L’AIS Marche esprime
il proprio cordoglio
alla famiglia.
Ciao Gabriele!