Sommeliers Magazine Marche n. 22 - page 34

Ramandolo: primaDOCGdel Friuli! Picolit: secon-
da DOCG del Friuli! Non poteva essere altrimenti!
Si doveva proteggere e tutelare queste “gemme pre-
ziose” da contrafazioni e falsi! Piccole produzioni,
pochi produttori e poche bottiglie, vere rarità: così
come lo sono tutte le pietre preziose! Un po’ costo-
si, certo! Ma d’ineluttabile valore.
Vini che trasudano storia, fatti in territori da uomini
coesi a non dimenticare il loro “oro”. È comune senti-
re i produttori del Colli Orientali del Friuli aferma-
re: “Il Ramandolo è la cosa più preziosa che abbiamo
e come tutte le cose più preziose, per noi, vale come
l’oro”; “L’oro del colore dei frutti che il sole riscalda
ino a novembre e dona al nostro vino un colore, un
odore, un sapore unico e antico”. Carlo Goldoni, in-
vece, descrive il Picolit come “la gemma enologica
più splendente del Friuli e fratello del Tokai!”.
Sono vitigni autoctoni, il Verduzzo giallo, base del
Ramandolo, e il Picolit, carichi di aneddoti afasci-
nanti: sicuramente i gloriosi Romani, di Tito Livio
e di Giulio Cesare, alla colonizzazione del nord
trovarono le viti coltivate dalle popolazioni Celti-
che e i contenitori di legno, le botti. Poi, caratteri-
stica comune nelle terre di conine, l’allevamento
della vite subì un crollo negli anni bui del Medio-
evo e si ricorse all’uso degli Ordini Monastici per
ripristinare un’agricoltura organizzata, come non
ricordare all’Abbazia di Rosazzo!
La certiicazione della loro notorietà arriva dalla li-
sta dei vini che nel 1409 fu servita a Papa Gregorio
XII in occasione del Concilio. Storie travagliate, sia
l’uno sia l’altro, e devono la propria sopravvivenza
alla caparbietà di personaggi che investirono tutto
per salvaguardare i vitigni dall’estinzione.
RAMANDOLO E PICOLIT:
L’ORO DEI COLLI ORIENTALI
Somm. Prof. Stefano Isidori
Delegato AIS Fermo
e Porto San Giorgio
34
1...,24,25,26,27,28,29,30,31,32,33 35,36,37,38,39,40,41,42,43,44,...79
Powered by FlippingBook