Sommeliers Magazine Marche n. 22 - page 36

bili alchimie, il vino, anche se ancora dolce, non rifermentava,
nemmeno in estate, anzi il soggiorno nel legno e la permanenza
in bottiglia lo migliorava notevolmente. Oggi queste tecniche
sono ancora messe in atto, anche se con tutto l’aiuto della mo-
derna enologia.
Annusando il calice ad occhi chiusi, lamente traccia percorsi far-
citi di storia, di guerre, di tenacità, di sudore e di lavoro: è come
incontrare la sua gente, uomini schietti, un po’ rudi, ma ospitali,
generosi, innamorati della loro terra, gelosi delle loro tradizioni
indirizzate unicamente a regalarci questi gioielli! Entrambi con-
siderati vini da “meditazione”, ofrono vasti stimoli ai nostri re-
cettori sensoriali. Il grande Veronelli era solito descriverli come
vini che vestono un brillante giallo oro antico che volge all’am-
brato intenso con il soggiorno più prolungato nel legno.
Non dissimili gli aromi: il Ramandolo ci riporta alla frutta ma-
tura, all’albicocca e alla susina passite, la mela cotogna e vividi
sentori di acacia, di glicine e di miele di castagno, di spezie e di
leggere tostature. Il Picolit, più complesso, spicca di note di frutta
secca e disidratata, albicocca, pesca gialla, mela Golden, man-
dorla e castagna; ricco il bagaglio loreale di ginestra, tiglio e iori
di campo. Caldamente etereo regala anche note di scorza d’aran-
cia e cedro candite. Il Ramandolo è un vero regalo della natura,
ideale per la pura contemplazione, entusiasmante per l’equilibri-
smo tra tannino, acidità e dolcezza, indimenticabile per il forte
carattere, il corpo robusto, le spiccate sensazioni aromatiche ed
il inale lunghissimo in bocca. Il Picolit, armonico e avvolgente,
dolce al palato come i vini santi, ma il suo è gentile; piacevolmen-
te grasso, ha un retrogusto che persiste di sensazioni fruttate,
allineate all’apporto aromatico olfattivo. In bocca rimangono la
frutta candita, i ichi appassiti, il miele di tiglio e acacia, la vani-
glia creando un’eufonia davvero unica e inebriante.
La tradizione friulana vuole il Ramandolo come compagno al
Prosciutto di San Daniele avvicinato da ichi maturi, al lardo
arrotolato di Monteaperta o al salame di Nimis, dove i sapori
si esaltano grazie alle leggere sensazioni tanniche e alla gradi-
ta acidità. Ideale centellinato sul “fois gras de canard”; esalata
i formaggi impegnativi, dal Parmigiano Reggiano 32 mesi, al
Montasio stagionato arricchito di miele e nocciole, ed ancora al
Gorgonzola piccante. La sua piacevole dolcezza lo rende fanta-
stico con la pasticceria tradizionale: i biscotti Uessuz, i Raman-
dorlini, la Gubana, la pinza epifanica. E se vogliamo incrociarlo
con le dolcezze “nostrane”: gustatelo insieme alla “cicerchiata”
carnevalesca, ai “Funghetti di Oida” sia secchi sia morbidi; al
“Pan del pescatore”. Il Picolit è, per i friulani, il vino delle grandi
occasioni, di diicile abbinamento: come un brillante preferisce
la solitudine! Va bevuto a se, senz’altra compagnia che non sia
quella di un’attenzione quasi religiosa, in un silenzioso collo-
quio, che deve essere gelosamente conidenziale, fra il vino e la
vista, l’olfatto e il palato. È un ottimo aperitivo, i più “goduriosi”
lo abbinano alle crudità marine, sia frutti di mare sia ostriche. È
sicuramente piacevole con i formaggi erborinati e piccanti come
il “formà di frant”, e che dire sul fegato d’oca o di anatra dove si
esalta per la combinazione. Lo spirito “italico” spesso combatte
con queste accoppiate culinarie ed allora lo riserva per la pastic-
ceria secca, o ancor meglio con la Gubana o Presnitz friulano.
Proviamo a sperimentare, accostiamo questi vini, in base all’in-
vecchiamento, alla cucina speziata, tipo cinese o indiana, alle
pietanze ricche di salsa, ai pesci grassi e ben conditi, alle inte-
riora a tendenza amarognola, e magari, meravigliosa tradizione
francese, a noi sconosciuta, al pollo arrostito con aglio e rosma-
rino e alle altre carni bianche speziate e aromatizzate!
Se pensate, poi, che il Picolit sia un vino troppo aristocratico per-
ché sposi queste tesi di abbinamento, allora scopritelo da solo,
magari con un buon sigaro Toscano “Modigliani”, dalla “pufa-
ta” soave e morbida … Ah! Un pezzetto di cioccolato al 70% di
sicuro non dispiacerà!
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