Sommeliers Magazine Marche n. 24 - page 4

Editoriale del Direttore
_ Gualberto Compagnucci
Sarà un vantaggio aver
fregato la Francia?
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Sì, con l’ultima vendemmia ab-
biamo superato la Francia per
quantità di produzione ma... non
c’è tanto da esultare. Il prodotto
enologico italiano viene esporta-
to per il 60% all’estero e va da se
che il restante ce lo dividiamo in
casa e con le altre regioni.
Abbiamo l’esempio delle Mar-
che: con la politica di preferen-
za in casa dei nostri vini acqui-
stiamo sempre meno quelli delle
altre regioni. Ne consegue che
queste non accquistano i nostri e
pian piano il mercato si chiude, e
ognuno si beve i propri, quindi,
rimane quello internazionale.
Ma anche l’estero non è tutto ro-
se e fiori visto che la concorrenza
aumente a vista d’occhio e con
una forsennata corsa al taglio dei
prezzi. L’Asia sembra ormai es-
sere in mano ai sudafricani, ne-
ozelandesi e australiani. L’Africa
è in mano allo stesso Sud Africa.
L’America del Sud, con Cile, Ar-
gentina e i nuovi produttori co-
me l’Uriguay ed il Brasile, sono
diventati più che autosufficenti e
aggrediscono i mercati stranie-
ri e... che bei vini producono! Il
continenete nord americano con
la California in testa, stato di
Washington e di New York, Ore-
gon e Virginia ha cominciato a
frenare le importazioni, favoren-
do i prodotti di casa. Il Canada
si rende sempre più difficile per
via del monopolio: entri soltanto
con il prezzo più basso e bisogna
spalleggiare a destra e manca. Il
mercato nipponico si sta esau-
rendo. L’Europa, soprattutto
quella del nord, è diventata da
tempo terreno d’incursioni dei
produttori dell’emisfero australe.
Rimangono ancora aperti i nuovi
mercati dell’ex impero sovietico.
Cina e India stanno aprendosi
abbastanza bene, ma chiedendo
anche il nostro ‘know how’ per
poi organizzarsi in proprio.
Insomma, questa sovraprodu-
zione a chi e a che cosa serve?
Quali saranno i vantaggi?
A mio avviso questo primato
serve soltanto ad aumentare la
crisi, a meno che non si riesca a
sottrarre qualche mercato ai no-
stri concorrenti.
Ecco che i produttori incomin-
ciano a pensare seriamente alle
produzioni dei così annunciati
“Vini dealcolati” per penetra-
re soprattutto nei paesi islamici,
ma… mi ripeto, come dall’ulti-
mo redazionale: va bene secondo
voi chiamarli “vini”? Sulla que-
stione ne ho parlato di recente a
Sky News 24 ma mi ha infastidi-
to il fatto che abbiano tagliato il
pezzo dove spiegavo la negatività
di aver superato la Francia al tra-
guardo. La vera, grande vittoria
delle Marche e dell’Italia sarebbe
giustificata soltanto nel rapporto
qualità prezzo, evitando di sven-
dere il Made in Italy, come pre-
tende ad esempio il Canada.
Quindi, in conclusione, meglio
produrre molto meno e bere me-
glio, facendosi pagare di più co-
me fanno i francesi. Seguiamo il
filone dell’alta moda, dove L’Ita-
lia si è sempre distinta per l’alta
qualità e non per quantità. Non
vorremo mica confonderci con il
Made in China!? Prosit!
L’AIS nazionale ha subito un
grande lutto. Ci ha lasciato
a fine agosto il grande
Maestro Teodoro Bugari.
Nel prossimo numero di
dicembre concederemo
un ampio spazio per
una sua biografia.
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