manda ad alcuni produttori che saranno coinvolti
nella nuova DOC: “Cosa ne pensate del nuovo di-
sciplinare del Falerio che prevede la tipologia Pe-
corino?”. Da Ascoli a Fermo, dalla collina al ma-
re, non tutti hanno la stessa visione sulle decisioni
prese per “rinnovare” la DOC Falerio e spingere il
“vitigno” Pecorino.
Angela Velenosi, vincitrice quest’anno con il suo
Vigna Solaria, prima cerca di evitare la risposta,
affermato che bisognerà valutare la validità econo-
mica della scelta, vedere se il mercato, anche loca-
le, accetterà il nuovo prodotto. “Certo è che – affer-
ma – già è difficile vendere il Falerio, ed ora, una
nuova tipologia, bisognerà spiegarla ai comprato-
ri, sperando che le istituzioni e i produttori, ora che
hanno ottenuto questa possibilità, non si adagino
sugli allori e inizino una seria propaganda per ven-
dere il prodotto.”
“Forse – continua – era più semplice allargare la
zona di produzione della DOC Terre di Offida
(tanto che c’è) che coinvolgere il Falerio. Al merca-
to estero (Germania, Inghilterra, Stati Uniti, Cana-
da, ecc) non interessano le DOC o le IGT, si punta
esclusivamente sul vitigno e forse era più sempli-
ce fare l’IGT, come il vicino Abruzzo, più lungimi-
rante delle Marche, che ha invaso il mercato con
milioni di bottiglie di Pecorino!”
Simili le considerazioni del patron dell’azienda
Castello Fageto che mi dice: “sembra proprio una
DOC di ricaduta, per permettere alle cantine so-
ciali di imbottigliare le due versioni a costi decisa-
mente bassi.” Anche lui è convinto che il tutto na-
sca per permettere alle aziende del fermano di poter
imbottigliare il Pecorino, ma forse era meglio allar-
gare la DOC Terre di Offida fino al Tenna ed evitare
di portare dei cambiamenti al Falerio già, di per se,
con tanti problemi di identificazione.
Un altro operatore del settore, che per vari moti-
vi vuole rimanere anonimo, si dice contrario alla
nuova DOC, perché contribuisce solamente a fa-
re confusione commerciale in un momento così
difficile di globalizzazione, di prodotti e di prez-
zi. Sente che sono scelte politiche di compromes-
si che sicuramente non risolveranno i problemi né
dei produttori fermani né di quelli ascolani.
Di parere contrario, invece, il produttore fermano
Paolo Petracci, dell’Azienda Madonnabruna che
mi spiega: “Dopo lunga e penosa malattia, final-
mente anche nella provincia di Fermo sarà pos-
sibile produrre un vino nella cui etichetta potre-
mo scrivere Pecorino. Non che nessuna azienda
fermana lavorasse questo vitigno, anzi! Semplice-
mente i lacci e lacciuoli che abbondano nel nostro
settore ci impedivano di chiamare le nostre uve
Pecorino, con il loro nome. Al massimo potevamo
scrivere “vino ottenuto da uve bianche”. Era, in-
vece, possibile utilizzare il nome del vitigno nella
vicina provincia di Ascoli, nella regione Abruzzo,
nell’Umbria e addirittura nel Lazio, ma non nel-
la piccola provincia Fermana. La montagna, al-
la fine, ha partorito il topolino. È nato il “Falerio-
Pecorino”. A questo punto tocca a noi produttori
fermani dimostrare di saper trasferire anche nella
lavorazione di quest’antico vitigno la grandissima
qualità raggiunta da tutti i vini prodotti dalla no-
stra provincia. Sono certo che presto si parlerà di
questa DOC come di un’altra perla da aggiunge-
re al panorama enologico della provincia Fermana
che tanti giudizi positivi sta ottenendo sopratut-
to all’estero”. Chiude con: “un sincero ringrazia-
mento va al nostro validissimo assessore regiona-
le Paolo Petrini, che tanto si è prodigato affinché
questo traguardo potesse essere raggiunto nel più
breve tempo possibile”.
Questo è tutto! Larga sentenza ai posteri e al mer-
cato!! Sperando che … accolga il nuovo prodotto!
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