Di rimando recenti studi effettuati in Argentina
suggeriscono addirittura aggiunte di resveratrolo
al vino abbassando così notevolmente l’uso della
solforosa ma molti tecnici credono essere più una
chimera. Anche sotto l’aspetto salutistico, pen-
sando al paradosso francese, questo si è dimostra-
to una bufala: per far sì che il resveratrolo possa
contribuire in modo soddisfacente e funzionare a
dovere sui vasi endoteli o come antiossidante, an-
titumorale ecc si dovrebbe bere una quantità non
indifferente di vino rosso al giorno: mi mangio un
cestino di frutti di bosco o qualche grappolo di uva
nera e risolvo senza straubriacarmi e andare in cir-
rosi epatica una buona parte del problema.
Ora mi chiedo anche come si potrebbe combattere
oggi una polmonite se non con gli antibiotici? For-
se annusando sterco di cavallo guardando il cielo
e cercare un’interazione astrale? Pensiamo al caso
del povero bimbo del Montefeltro deceduto perché
gli sono stati negati gli antibiotici a favore di empi-
riche cure omeopatiche. Quindi per non imbottirsi
di antibiotici è meglio crepare?
Anche la natura ha bisogno dei suoi farmaci, fer-
mo restando che questa sia la massima produttrice
di veleni. “Produrre oggi vino biologico, anche se
questo ammette l’uso della chimica naturale, si-
gnificherebbe poi che una cantina dovrebbe essere
asettica al pari di una sala operatoria onde evitare
la ben che minima idea di proliferazione batterica.
Per altro il biologico è estremamente legato a par-
ticolari terroir e microclimi e dove da ieri ad oggi
la chimica di sintesi non ha mai avuto approdo; co-
minciare adesso... che sia forse un po’ tardi”?
Ma ricordiamo il nostro motto: “il vino è edoni-
smo e per tanto deve essere buono”. Nelle ultime
diverse degustazioni, per lo meno da me effettuate,
soltanto un 40% di vini biologici, quelli veri e an-
cestrali, (e questi produttori meritano un plauso)
mi hanno dato la giusta soddisfazione e molti altri
colleghi sono dello stesso parere.
Ora, cerchiamo sì di contenere la chimica ai mini-
mi livelli e siamo tutti contenti ma... signori tecnici
e produttori rammentate il motto di cui sopra.
Prosit!
Siamo stati ospiti a fine inverno, noi del Consi-
glio AIS Marche, dell’Azienda vinicola ascolana
Ciù Ciù nel proprio Wine Shop di Offida. A lavori
ultimati abbiamo goduto di prelibatezze gastro-
nomiche del territorio preparate a cena da un va-
lidissimo cuoco e abbinate alle migliori etichette
dell’Azienda. La Ciù Ciù compirà fra tre anni mez-
zo secolo di vita, visto che è stata fondata nel 1970
dai coniugi Natalino e Anna Bartolomei. Sono i
posteri a gestire oggi la cantina che pur con l’av-
vento delle nuove tecnologie mantengono saldi gli
stessi sentimenti, le filosofie e il rispetto della natu-
ra tramandate dai nonni che sono stati tra i fauto-
ri massimi della rinascita enologica del territorio.
Respinto quasi sotto giuramento l’uso della chimi-
ca di sintesi i curati e bellissimi vigneti sono uno
stupendo quadro incastonato all’interno del mera-
viglioso anfiteatro collinare Piceno, ricordato dagli
antichi cronisti latini come il frutteto e vigneto di
Roma. Da vitigni autoctoni come passerina, peco-
rino, montepulciano e sangiovese coniugati spesso
a barbera e agli internazionali chardonnay, pinot e
cabernet nascono in casa Ciù Ciù gradevolissimi
e anche importanti vini DOC e IGT Marche che
hanno conquistato sia il mercato nazionale che in-
ternazionale. E’ per tanto che dalle mani del presi-
dente Balducci sono state consegnate le nostre in-
segne associative non solo per la squisita ospitalità
ma anche in segno di rispetto e grande stima.
GRANDE REALTÀ PICENA
CIÙ CIÙ
G.C.
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