Il vero boom delle Lumachelle però si registrò dopo
l’Unità d’Italia e precisamente nel 1866, allorquan-
do la “Legge Ricasoli” sancì che i beni immobili
della Chiesa non erano più intoccabili.
Fu allora che i Monasteri e i diversi Ordini Religiosi
dopo la confisca dei beni dovettero intensificare le
attività lavorative, come fecero le clarisse e le bene-
dettine della zona di Urbania che intensificarono il
lavoro di ricamo e di realizzazione di ricette, tra cui
appunto le Lumachelle.
Le famiglie ricche commissionavano le Lumachel-
le alle Monache mentre i ceti più poveri se le face-
vano in casa, con l’auto di tutta la famiglia.
Le Lumachelle si realizzano impastando farina,
uova, formaggio (Caciotta stagionata), buccia di
limone grattugiata polvere di cannella. Si impasta
il tutto fino ad ottenere un panetto omogeneo e di
media consistenza.
L’impasto si stende con il matterello, la sfoglia deve
risultare elastica e deve avere uno spessore di qual-
che millimetro in più rispetto al normale impasto
per le tagliatelle.
Dopo aver lasciato la sfoglia a riposo per qualche
minuto si realizzano delle strisce di pasta orizzon-
tali, larghe 1 centimetro al massimo. Si arrotola
ogni striscia di pasta attorno ad un bastoncino di
giunco formando degli anelli di pasta, distanti tra
loro un paio di centimetri lungo il bastoncino.
Ogni anello di pasta, deve essere strappato con le
mani dal resto della striscia di pasta e chiuso con
una leggera pressione delle dita. Il bastoncino con
gli anelli di pasta viene poi passato su un pettine da
telaio che conferirà alla pasta le caratteristiche righe
orizzontali che hanno due compiti: quello di alleg-
gerire la pasta e quello di assorbire meglio i condi-
menti. Gli anelli di pasta, ora divenute Lumachelle,
vengono tolte dal bastoncino e fatte essiccare.
Il condimento delle Lumachelle delle Monache
prevede due modalità: quella delle cottura delle
Lumachelle in brodo di gallina e quella di creare un
intingolo con rigaglie d’oca o di gallina. Quest’ulti-
mo condimento era molto usato nelle Marche dai
contadini durante la Mietitura o la Trebbiatura,
utilizzando polli e oche della propria aia.
La ricetta delle Lumachelle delle Monache prevede
anche l’utilizzo di entrambi i condimenti, infatti
molto spesso si metteva in tavola la zuppiera con
lumachelle in brodo ed accanto una salsiera con
l’intingolo firigaglie.
I buongustai, spesso, si servivano un mestolo o due
di Lumachelle asciutte e cui aggiungevano il ricco
intingolo. Ora che la tradizione si è smarrita nei
ritmi forsennati del vivere moderno, persino le Lu-
machelle delle Monache languono nell’oblio.
Ormai soltanto nella tradizione orale delle anziane
donne di campagna si nomina questa ricetta ma
sarebbe nostro dovere tramandarne la memoria.
Va dato merito a chi ci ha pensato, nella fattispe-
cie le signore Francesca Guerra e Anna Faggi che
con la loro “Associazione Mac-caroni, l’Arte del
Cibo Consapevole”, contribuiscono a tenere in vita
questo piatto, insieme a tanti altri della tradizione,
tramandandone e insegnandone le ricette.
Consigliamo di approfondire, il che significa cono-
scere per meglio vivere. Per farlo basta contattare le
due signore che hanno sede presso “Il Mulino delle
Ricavata” ad Urbania. Ciascuno troverà racconti di
gusto e di storia, passione e genuinità.
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