Editoriale del Direttore
_ Gualberto Compagnucci
VINO ANNACQUATO
O DEALCOLIZZATO.
UNA BUFALA O PURA FOLLIA?
Eh sì, è proprio il caso di dire che
a Bruxelles o altrove in Europa si
sia perso il senso della ragione.
Hanno iniziato con demonizzare
il prosciutto, l’olio evo, il parmi-
giano e addirittura la dieta me-
diterranea e... adesso tocca anche
al vino. Come si fa a proporre
una cosa così assurda o per me-
glio dire scellerata, riconducibile
forse più a un bel disegno contro
l’Italia e qualcun altro che a cri-
teri salutistici, a meno che non
sia una bufala. Migliaia di anni
di storia ci legano a questa me-
ravigliosa bevanda, consacrata
addirittura agli Dei dell’Olim-
po e qualcuno sta pensando che
sarebbe il caso di aggiungervi
acqua per soddisfare le eventuali
esigenze di chi ha problemi con
l’alcol e di evitare che i giovani si
sballino?
Sì, è vero che nell’antichità il cop-
piere di Greci e Romani versava
un po' di acqua nei crateri di vino
a richiesta del consumatore, ma
i vini di allora erano probabil-
mente più ricchi di difetti che di
virtù e magari anche più alcolici
o spuntati e nei symposium poi
non è che si regolassero.
La richiesta sembra arrivi dai Pa-
esi nordici, dove la gente è però
abituata ad ingozzare Birra e su-
per alcolici come Whisky, Gin,
Vodka e ben altro e forse non
hanno capito che basta un calice
di vino a pasto e non un’intera
bottiglia per goderne le grazie.
Ma se hanno problemi con il
vino, appunto perché magari
non si limitano, dovrebbero con-
tinuare a bere Birra che è molto
meno alcolica; fermo restando
che in molti di tali Paesi nordici
ne ho viste di sbronze gigante-
sche soprattutto con questa.
Detto ciò è una questione
di coscienza e di educa-
zione che si deve dare
soprattutto ai giovani
e non mettere sotto ac-
cusa il Vino. Conside-
rando poi che questo già
contiene di suo l’85% circa
di acqua, se questa non basta
potrebbero aggiungerla loro nei
propri calici come gli antichi
Romani, ma no nelle NOSTRE
bottiglie. Poi... già esistono i vini
dealcolizzati e lo scrivo con la “v”
minuscola perché mi fa senso, e
se vogliono... che bevano questo.
Non parliamo poi degli svizzeri
che adesso ce l’hanno anche con
quelle poche istamine contenute
nel vino, perché anche queste se-
condo loro fanno male. E ancora
ci sono quelli che ce l’hanno con
la solforosa e... va bene, questo
ci può stare, perché fa parte de-
gli allergeni e chi ne è vittima
rischia l’anafilassi, ma questi
non sono problemi per i sani e
costoro devono sapere che non
possono bere Vino, com’anche
il consumo di certi alimenti che
contengono la stessa sostanza e
cito tra i diversi i surgelati come
crostacei ed altri.
Ma se poi la produzione di alcol
è un fenomeno naturale deri-
vante dalla fermentazione, e poi
magari si parla con insistenza e a
sproposito anche di vini naturali,
perché lo dovremmo snaturare?
Certo è che il produttore sa bene
che non deve superare certi limi-
ti e se raggiunge i 16% di alcol si
comincia a parlare di Vini liquo-
rosi. E allora nel caso si dovreb-
bero bandire poi anche questi e
non avere più il piacere di degu-
stare un bel Marsala, un Porto,
uno Sherry e quant’altro? Eh già,
magari anche in questo caso a
Bruxelles direbbero...
“basta ag-
giungerci l’acqua!”
. Mi auguro
che, se ciò non fosse una bufala
enfatizzata, tutti i sani Paesi pro-
duttori di vino europei, e soprat-
tutto quelli mediterranei, faccia-
no squillare le trombe e rullare i
tamburi e sicuramente se fosse il
caso... ciò avverrà.
“Vinum bonum laetificat cor ho-
minis”
dicevano i Latini.
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