Sommeliers Marche Magazine 54 - page 11

Dioniso, Bacco, Bromio: con questi nomi il simpo-
siarca invocava la presenza del dio del vino all’ini-
zio del simposio, ed anzi con essi chiamava anche il
vino stesso che veniva libato. Ciò non deve destare
meraviglia, se si pensa che nell’antica Grecia il sim-
posio era,
in primis
, una sorta di rito sacro scandi-
to in diversi momenti (invocazione iniziale, canto,
musica, conversazione, brindisi, abbandono all’e-
ros). Ma il simposio era un contesto straordinario,
riservato agli esponenti di spicco delle varie con-
sorterie aristocratiche, e perciò precluso alla gente
comune. Non per questo, però, il vino non era parte
della vita quotidiana, anzi si può senz’altro affer-
mare che esso giocava un ruolo notevole nella vita e
nella dieta dell’uomo greco, consumato com’era nel-
le case private così come in luoghi pubblici antenati
delle moderne vinerie, e le ragioni sono facilmente
intuibili, proprio pensando alla modernità.
Ma i Greci, forse per primi e più di altri,
ebbero profonda e netta la percezione del
“male di vivere” e quindi della necessità di
trovare un rimedio efficace al dolore.
“Be-
viamo/Perché aspettare le lucerne?/ Breve è
il tempo/ O amato fanciullo, prendi le gran-
di tazze variopinte/ perché il figlio di Zeus e
Semele diede agli uomini il vino/ per dimenti-
care i dolori”
: così Alceo, che suggeriva un alto
dosaggio delle parti di vino da unire all’ acqua e un
frenetico susseguirsi di coppe colme da vuotare in
rapida successione; gli acciacchi degli anni che pas-
savano si sommavano spesso alle disillusioni della
politica e alle ugge personali nell’animo
di questo raffinato aristocratico che lu-
cidamente sapeva
intus-legere
.
Ma Dioniso, dio e bevanda, era l’emble-
ma dell’ambiguità, benefico e malvagio,
bello e terribile,
phàrmakon
, medicina e
veleno al tempo stesso, piacere e dolore,
eros
e
thanatos
, luce e buio. Divinità multiforme,
animale e dio, maschio e femmina, comico e
tragico, era l’essenza stessa del cosmo, flusso
vitale smisurato e incessante.
Quindi il vino era, ed è ancora, sinonimo della
vita stessa, gioia, euforia, seduzione, benessere,
esaltazione dell’ “io”, strumento privilegiato per
“vedere attraverso” (
dìoptron
) la rete perigliosa del
reale, nonché formidabile rimedio per alcune ma-
lattie, ma sempre a patto di seguire il criterio della
giusta misura.
Anche e soprattutto su questo punto i Greci hanno
fatto scuola, in ambito medico-scientifico, filosofi-
co e letterario: Ippocrate, Platone, Aristotele, Ana-
creonte, per fare solo alcuni nomi illustri, ci met-
tono ancora in guardia, ciascuno per la sua parte,
dal consumo sregolato di vino e raccomandano un
“bere consapevole”, come si direbbe oggi, ma, quasi
sorprendentemente, senza alcuna demonizzazione
né giudizio morale sull’ubriachezza, sia occasionale
che abituale; la condanna colpiva semmai l’incapa-
cità di usare un freno, di curare se stessi e di pre-
stare attenzione agli altri, producendo un danno,
un male, un’ingiustizia, una disarmonia, perché se
il
mesòn
(misura) era ed è individuale e soggettivo,
conoscerlo ed applicarlo è fondamentale per il bene
collettivo, in ogni contesto.
Inoltre l’ubriachezza cancella la percezione del bello;
non “
bere alla maniera scitica
”, con urla e schiamaz-
zi, ma “
baccheggiare senza eccessi, tra i bei canti
” si
doveva, in un’atmosfera mite e raffinata; il bel verso,
portatore di
sophìa
, discendeva dalla visione estati-
ca del divino, dalla possente forza di una esperienza
mistica diretta e coinvolgente; scelto dalla Musa, il
poeta era altresì araldo di una “saggezza dionisiaca”,
portatore lucido e orgoglioso di un sapere superiore
e per questo celebrava il frutto di Dioniso, “
vitale
rimedio contro la miseria
” (Pindaro).
Risulta dunque evidente che l’equiparazione tra
ispirazione poetica ed vino/ebrezza è antichissima,
perché entrambe procurano “
oblio dagli affanni
” e
permettono di attingere ad una fugace gioia sme-
morata, a piccoli attimi di dimenticanza, talora uni-
co surrogato della felicità.
VINO NELL’ANTICA GRECIA TRA POESIA, MITO E FILOSOFIA
OBLIO DEGLI AFFANNI
Patrizia Zega
Sommelier
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