Editoriale del Direttore
_ Gualberto Compagnucci
IL VINO UCCIDE?
MA NOI SIAMO IMMUNI
E ci risiamo; quante ne dovremo
sentire ancora di castronerie che
giungono dall’ Europa e non solo
ma anche da voci italiane. Avrete
tutti sentito quella della dotto-
ressa Antonella Viola secondo
la quale il vino dovrebbe essere
bandito per via del suo contenuto
alcolico e che addirittura ridur-
rebbe il nostro cervello. Gli irlan-
desi poi che chiedono di scrivere
nelle etichette o retro un warning
come quello delle sigarette è ve-
ramente assurdo; che lo mettano
invece nelle loro birre e whiskey,
visto che come molti paesi anglo-
sassoni sono più ebbri al mattino
che alla sera e nelle strade italiane
se ne vedono pochissimi rispet-
to a loro. Certo è che con circa
cinquemila bottiglie di vino che
producono l’anno queste non in-
cidono minimamente nella loro
economia, ma per l’Italia, primo
produttore di vino al mondo,
sono miliardi di Euro.
Ma a prescindere dal business,
che non è poca cosa, la scienza
spiega bene qual è la differenza
tra essere sobri e ubriachi. Ho
trattato altre volte l’argomento e
in modo esaustivo, dove ho mes-
so in evidenza il fatto che l’alcol
sia una molecola certamente tos-
sica e alquanto nociva e perico-
losa se si superano certi limiti e...
tutti lo sappiamo, ma il vino non
contiene solo questo.
Fermo restando che non è un su-
per alcolico come i tanti liquori e
distillati il suo basso contenuto
alcolico associato a tutto ciò che
fa parte delle sue componenti
apporta diversi benefici al no-
stro organismo. Certo è che se
pensiamo di curarci con il basso
contenuto di resveratrolo dei vini
rossi dovremmo tracannarne un
ettolitro pro die, ma se lo asso-
ciamo ad esempio anche ad un
buon consumo di mirtilli o frutti
a bacca scura e cioccolato fon-
dente amaro qualche beneficio ne
traiamo.
La scienza moderata suggerisce
un calice di vino a pasto per gli
uomini e mezzo per le donne,
non per discriminare ma per via
del più basso metabolismo basale
femminile. Certo è che bisogna
vedere quanto grandi siano i
calici e quindi devono rientrare
nello standard e rimanere sotto
i tre quarti della capacità. Ov-
viamente chi soffre di certe pa-
tologie come il diabete deve ab-
bassare le quantità e comunque
qualche sorso non gli viene
negato, come i medici dico-
no a me che sono appunto
diabetico di tipo 2.
Quindi secondo diver-
si scienziati in quanti-
tà moderate, anche se
alcuni di questi non
sono totalmente d’ac-
cordo, èun’antiossidante
prevenendo danni ai vasi sangui-
gni, antidepressivo perché aiuta
ad eliminare le endorfine presenti
proprio nel cervello, previene ic-
tus e attacchi di cuore, contrasta
malattie neurodegenerative, può
aumentare la sensibilità dell’or-
ganismo all’ insulina, ha azione
fibrinolitica e antitrombotica e
contrasta l’invecchiamento: può
bastare? Questo è quanto si legge
in certa letteratura scientifica e
non lo dico io.
Ora, è soprattutto una questione
di culture e la nostra parte alcune
migliaia di anni fa; e il lato edo-
nistica poi, non la vogliamo con-
siderare? Ma la dottoressa Viola
che cosa mangia e cosa beve per
avere un cervello in così perfette
condizioni? Lei dice di bere solo
un pochino di vino quando fre-
quenta ristoranti stellati; perché
se lo beve negli altri non stellati o
a casa gli fa male? Cara dottores-
sa Viola ne lei, ne l’Europa e tan-
to meno gli irlandesi che dovreb-
bero scrivere il
warning
nelle loro
birre e whiskey, ci toglierete la
goduria dei nostri due moderati
bei calici quotidiani. Sicuramen-
te però si deve fare più
education
,
soprattutto verso i giovani, a far
capir loro il buon senso della mo-
derazione contro i pericoli dello
sballo, onde evitare poi oltre alla
salute drammatiche tragedie.
Concluderei dicendo che, soprat-
tutto noi Sommelier, dovremmo
essere una categoria ad alto rischio
e con il cervello piccolo piccolo,
sempre secondo la dottoressa e le
associazioni di sommellerie tutte,
i produttori e i consorzi, non che i
normali consumatori dovrebbero
promuovere una grande raccol-
ta di firme da inviare a Bruxelles
per abbattere questa demenziale
richiesta degli irlandesi e spiegar
loro la differenza tra essere sobri
ed essere ebbri. Prosit.
4