Il vino che più mi affascina è sicuramente il
Muscadet de Sèvre et Maine, forse il bianco
più prodotto insieme allo Chenin, ottenuto
da uve melon de bourgogne, dove nei territori
dell’alta Borgogna ed esattamente nell’Auxer-
rois non se lo filano più di tanto; qui alle porte
di Nantes e quindi in prossimità della foce il
vitigno dà invece origine al vino considera-
to il miglior abbinamento con le ostriche,
soprattutto nella versione sur lie. Del resto
gli allevamenti locali di questi bivalvi, ma
direi anche di tutte le coste franco-atlan-
tiche, offrono diverse eccellenti varietà
come le Belon, le Cancale, Fine de Claire
e Marennes Oléron. Sèvre et Maine è una
sottozona della denominazione Muscadet
des Coteaux de la Loire e prende il nome
dai due omonimi fiumi che scorrono in zona.
Lasciamo ora la bella città marittima di Nantes e
torniamo sui nostri passi per incontrare il mondo
dei rossi. Entriamo quindi nei territori di Anjou
Saumur e della Touraine per trovare i grandi vini
da cabernet franc, gamay, malbec, grolleau, pineau
d’anuis e cabernet sauvignon e dove si producono
anche spumanti metodo classico con denomina-
zione Saumur e Crémant de la Loire nonché eccel-
lenti rosati alcuni dei quali dolci. Da ricordare che
in tutta la Loira le pratiche di elevage sono rigoro-
samente in barrique, gran parte provenienti dalle
foreste di Allier del vicino Massiccio centrale.
Continuiamo con Chinon, Bourgueil, ovviamente
AOC con denominazioni aggiunte come St Nicolas
de Bourgueil, Noble de Jouè e Touraine-Vouvray,
Montlouis, dove tra castelli ed abazie i vini nascono
essenzialmente da cabernet franc, grolleau e gamay,
ma nel punto in cui la Loira incontra l’Indre oltre ai
bianchi da chenin si esaltano gli ottimi rosati con i
loro meravigliosi profumi di melograno, fragolina
di bosco e lampone, a volte un po’ mentolati e dal
gusto fresco e leggeri di alcol. I rossi dell’Anjou si
dice siano stati i più apprezzati nel periodo della
Bell’Epoque parigina e pur essendo poco conosciu-
ti da noi se ne producono più di quaranta milioni
di bottiglie a vendemmia. In Loira troviamo anche
grandi quantità di vini da tavola con denominazio-
ne Vin de Pays du Jardin de France.
A prescindere dalle su citate ostriche, l’Atlanti-
co fornisce ovviamente grandi quantità di pesci e
crostacei che si sublimano poi nelle varie cotture
con gli Chenin, i Muscadet, gli spumanti e i Sau-
vignon; a latere di questi si aggiungono i gras-
si pesci di fiume e la Loira ne è più che ricca, so-
prattutto di carpe, lucci e anguille, quest’ultime
addirittura preparate in salsa di vino rosso di Chi-
non e che prendono il nome di Matelote d’anguil-
les, abbinate poi allo stesso vino.
I rossi godono di ottimi abbinamenti con le pregia-
te carni bovine come la Nantaise, ma ricordiamo
anche le salsicce Auduillettes ricavate esclu-
sivamente da intestino e stomaco di maiale,
per non parlare del pregiato pollame come
le Poulet en Barbouille cotto nel vino rosso e
nel sangue. A questi si affianca la selvaggina
e soprattutto i cinghiali e le lepri che pullula-
no nelle campagne e boschi tra l’altro ricchi
di funghi. Ma la cucina locale si avvantaggia
anche degli ottimi tartufi neri pregiati (tuber
melanosporum) del sottostante Perigord.
Che dire poi dei gustosissimi formaggi di capra cer-
tificati IGP e ve ne sono diversi come il Crottin de
Chavignol, il Saint Maure, Pyramid de Valençay e
Poligny Saint Pierre, ma in Francia si dice che esiste
una varietà di formaggio per ogni giorno dell’anno.
Si contano anche più di una decina di ottimi dolci
tradizionali nella Loira e mi fermo ricordando sol-
tanto le famose Tarte Tatin, i Mentchikoff de Char-
tres al cioccolato e le Madeleine, tutti abbinati poi
ai dolci vini di Bonnezeaux, Coteaux de l’Aubance
e Coteaux de Layon. A’ la prochaine!
LA LOIRA A TAVOLA
Poulet en Barbouille
Sainte-Maure de Touraine
Pyramid
de Valençay
Pouligny
Sanint-Pierre
Crottin de Chavignol
Ostriche Fine de Claire
La bottaia della Domaine de
la Butte, Bourgueil, Chinon
Chateau Saumur
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