pavimento, meravigliosi lampadari Swarovski, Ar-
genterie Cristofle, calici in cristallo serie Ridel Wil-
lsbergher, sotto piatti in porcellana di Limoge con
stemma dei Chiavelli, tovagliati in finissimo lino
di Fiandra. Una cantina mozza fiato, considerata la
seconda migliore d’Italia, una cucina e pasticceria
da sogno con venti fra cuochi e pasticceri. Perso-
nale di cucina e sala prelevati al Savoy di Londra,
Negresco di Nizza, De Paris di Montecarlo, Palace
di Sant Moritz e Palace di Gstaad. Champagne Bar
stratosferico con barman professionista AIBES e...
mi fermo qui. Realizzato il servizio alla grande
servendo il Gotha dei vini, partendo come aperi-
tivo con Dom Perignon e finendo con Pineau de
Charente, il dottore ci congeda con una “paghet-
ta” da direttori di banca e con l’aggiunta di tutte
le spese di trasferta. Strada facendo, al ritorno, ci
siamo detti “tornerei su anche tutti i giorni!”
Una settimana più in la, ritornato a Johannesburg,
il dottor Chiavelli mi richiama e mi offre la dire-
zione del locale. Un terno al lotto!
I clienti si chiamavano, per citarne alcuni, Agnelli,
Marcegaglia, Benetton, Corneliani, Falk, Garro-
ne, ed impronuciabili nomi di altezze del Bahrain,
Abu Dhabi, Dubai, Saudi Arabia, Oman, Qatar. Nel
locale vigeva una regola: il cliente non pote-
va spendere meno di 250.000 Lire (ricordo che
siamo a fine degli anni ‘80); in cambio gli si doveva
dare il massimo assoluto del lusso, dell’ospitalità
e della qualità. In breve, doveva uscire stupìto. Le
recensioni dell’epoca parlavano del più lussuoso e
straordinario ristorante d’Italia. Marchesi mi di-
ceva spesso: “Se il mio ristorante di Milano fosse
come il tuo, sarei il numero uno al mondo”. Fra gli
amici che si sono formati al Concord spicca anche il
nome di Mauro Uliassi, che fu mio ospite stage per
due volte nell’arco di tre mesi, ed è il caso di dire che
venne illuminato lungo la via di Damasco. Il gran-
de Mauro me ne è sempre stato riconoscente.
Ma chi era Marino Chiavelli? Ora vi racconto come
si diventa miliardari. Le sue origini antiche le co-
nosciamo, ma il suo babbo era uno stradino e la
mamma casalinga. Un giorno trovandosi di pas-
saggio all’aeroporto di Ginevra aiutò due ragaz-
zi arabi che erano stati derubati dei propri averi,
offrendo loro il pranzo. Ringraziamenti infiniti
e scambi di biglietti. Il dottore non li legge subito
e non si rende conto. Al ritorno a casa in quel di
Mantova dopo qualche giorno gli arriva un telex da
Riad dove Re Fahd di Arabia Saudita lo ringrazia e
lo invita a corte per aver aiutato suo figlio principe
ereditario ed il nipote figlio del cugino Gran Visir.
Quasi incredulo il dottor Marino, piccolo uomo di
affari che girava il mondo, non ci pensò su e prese
il primo aereo disponibile per Riad. Praticamente
venne nominato dignitario di corte e Re Fahd, vista
la sua propensione per gli affari, gli affidò, diciamo
“la rappresentanza” del suo petrolio per tutta Eu-
ropa. Da qui partì la fortuna di Marino Chiavelli.
Stabilitosi in Sud Africa, sede del suo stato maggio-
re, creerà in breve la Holding Forestal Group con
branch industriale, commerciale, turistica e immo-
biliare. Mette le mani sulle più importanti miniere
d’oro e di diamanti d’Africa. Rapporti con i Marajia
indiani per il commercio di pietre preziose. Diventa
anche mercante di morte, vendendo navi da guer-
ra e caccia bombardieri ai paesi di mezzo mondo.
Importa legname pregiato dall’Africa e dall’Alaska
nei mercati europei. Ci fu un periodo che il porto di
Ancona era strapieno dei suoi legnami.
Era comunque generosissimo e si prodigava mol-
to con opere di beneficenza. Quando a Villa Poma
arrivava “El Ciavel”, come lo chiamavano, tutta la
popolazione scendeva in strada: arrivava Babbo
Natale. In paese aveva fatto costruire una scuola,
un’asilo, un ospizio, una banca, un bellissimo bar
per gli amici e fatte le campane nuove per la chiesa.
Iniziò a costruire un albergo cinque stelle lusso a
Villa Poma che si sarebbe chiamato Saudi Arabia in
onore di Re Fahd. Si sarebbe chiamato? Sì, perché
prima del completamento il dottor Chiavelli morì
in Sud Africa per problemi cardiaci all’età circa di
sessantacinque anni. Gran parte del suo immenso
patrimonio si dice da indiscrezioni possa essere
andato al Vaticano, in quanto amico personale di
Papa Voitila ed il resto non si sa bene che fine abbia
fatto nella spartizione. Molti falchi vi hanno volato
sopra. Il mitico Concorde che mirava alle prossi-
me tre stelle dovette chiudere perché non aveva più
un padrone e... troppo caro da gestire, troppo caro
da comprare. Sono ritornato ad Ancona e per dieci
anni ho girato in lungo e largo per i cinque con-
tinenti dirigendo nel contempo di nuovo il Forti-
no, L’Excelsior la Fonte e diversi altri bei locali fra
Umbia e Marche, ma, nessuno, assolutamente im-
pensabile nessuno è stato e potrà essere lo specchio
del grande Concorde. Auguro la stessa esperienza
a tutti i giovani maturi e svegli, che sappiano salta-
re, eventualmente passasse, su quel rarissimo treno
che si chiama “Carpe diem”. Pochi conoscono la
storia dei Chiavelli di Fabriano e pochissimi ancora
sapevano che fra i dieci uomini più ricchi del mon-
do, secondo la rivista Fortune, c’era il nome di un
grande marchigiano super fortunato, penultimo
discendente di un’antica famiglia sfortunata: Mari-
no Chiavelli, un grande delle Marche. Ci son voluti
cinque secoli per riconfermare la potenza economi-
ca dei Signori di Fabriano; che sia stato un caso? O
il segno del destino e di una rivalsa degli antenati
che al momento della terribile esecuzione avranno
urlato chissa quale anatema?
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