Sommeliers Magazine Marche n. 25 - page 35

calice una texture di “Merletti di Bruxelles”.
Una delle più curiose bevande analcoliche tipiche
dell’ex Cecoslovacchia, che fino a pochissimi anni
fa era reperibile quasi esclusivamente alla spina e
che oggi viene imbottigliata, si chiama “Kofola”.
Era la birra delle donne astemie e degli adolescen-
ti che accompagnavano il capofamiglia in birreria
durante la ricerca di rinfrescanti sorsi nelle calde
giornate estive. Appena si colmava il piccolo boc-
cale, effluvi leggermente amaricanti simili a quel-
li della birra invadevano l’ambiente. Anche il co-
lore mostrava fraterne similitudini con la bevanda
di malto ben tostata e la frizzantissima, ma evane-
scente, schiuma caramellata evocava la trama dello
zucchero filato. L’amatissima bibita nazionale, uni-
ca al mondo, da quando è stata riproposta imbot-
tigliata ha soppiantando la Coca-Cola in Cechia e
in Slovacchia. Il suo sapore dolciastro-amaricante,
con sentori finali cedrati è la risposta più piacevole
e salutare a tutte le bevande gassate della grande di-
stribuzione. Un’altra curiosità riguardo alle bibite
gassate analcoliche che ogni frugoletta slovacca of-
fre da tempo immemorabile alle amiche in occasio-
ni del compleanno, accanto a tranci di torte al cioc-
colato con panna e fragole, è la “Vínea”; non è altro
che succo d’uva, zucchero, qualche acidificante con
l’aggiunta di anidride carbonica che da pochi me-
si viene prodotta anche in versione rosé. Seguendo
gli attuali dettami della moda e dell’ibridazione dei
mercati, qualcuno ha recentemente coniato la ter-
minologia “spumante analcolico” per la bibita degli
infanti e per tutti i prodotti similari.
Soproni, Borsodi, Szalon, Arany Ászok, fanno
onore alla produzione birraria dell’Ungheria no-
nostante l’antica e ben radicata cultura vitivini-
cola. Bionde, rosse o brune se ne trovano di otti-
ma qualità anche in terra magiara. Abbinargli pre-
parazioni colorate dalla paprica dolce come la fa-
mosa halászlé, zuppa di pesce preparata nei loca-
li caratteristici denominati “csárda” o “halászcsár-
da” – soprattutto in prossimità del lago Balaton op-
pure lungo i fiumi Danubio o il burbero Tbisco –
è un’esperienza culinaria da non perdere. Fritta-
te o omelette con cipolle, focaccine alle patate o ai
formaggi, o soltanto formaggi vaccini più o meno
stagionati, a volte affumicati, würstel di maiale, di
coniglio, di pollo o di tacchino, salsicce fritte nel
grasso del maiale o pesce di acqua dolce impanato
all’ungherese con la farina e la paprica dolce insie-
me a un pizzico di cumino tritato e pepe macinato,
poi fritto nell’olio di semi di girasole o per i buon-
gustai nello strutto, sono le più classiche pietanze
da abbinare alle birre nella Mitteleuropa.
L’abbinamento più gustoso di una pils dorata è si-
curamente con i grasselli fritti resi croccanti in su-
perficie e accompagnati da fettine crude di cipol-
la rossa simile a quella di Tropea, un’abbondan-
te passata di fior di sale e una fetta di profumato
pane bianco. È la fine del mondo! La grassezza dei
ciccioli e la dolcezza della cipolla viene contrastata
dall’amarezza della luppolina, componente ormai
indispensabile della birra che riesce a spazzare via
ogni traccia di scivolosità e untuosità. L’esplosio-
ne incontenibile ma armoniosa dei sapori che per-
mangono lungamente assomiglia alla frizzantis-
sima opera buffa Il Barbiere di Siviglia di Rossini.
Una briosa fontana musicale che non vuole lascia-
re le orecchie del fine uditore, proprio come ritmati
tormentoni di sapori che tamburellano senza
sosta la lingua e il palato per poi investi-
re prepotentemente la cavità ora-
le. L’eleganza del piatto non è
certo da Guida Miche-
lin, ma considerato
l’abbinamento na-
zional-popolare per
il cosiddetto “bar-
baro vino d’orzo”, il
risultato è veramente
eccelso.
Halászlé, zuppa di pesce
preparata nei locali
caratteristici denominati
“csárda” o “halászcsárda”
(foto a lato)
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