Nell’antica Grecia la birra era l’unica bevanda al-
colica ammessa durante i giochi olimpici e anche i
Romani ne divennero consumatori e abili produt-
tori consacrandola alla dea Cerere.
Più tardi, nel medioevo, i monaci abaziali rivolu-
zionarono i criteri di birrificazione con l’aggiunta
del luppolo, eliminando molte erbe, spezie e bac-
che fino ad allora usate per aromatizzare la mistu-
ra. Con l’aggiunta del luppolo nacque la schiuma
e si allungò notevolmente anche la vita di conser-
vazione della birra grazie alle proprietà antibatteri-
che di questa pianta mitemente sedativa. Altre due
tappe importanti hanno segnato la lunga e intra-
montabile vita della birra. Il Duca di Baviera, Gu-
glielmo IV, nel 1516 introdusse la cosiddetta legge
di purezza – “reinheitsgebot” – codificando gli in-
gredienti ancora oggi usati. Successivamente la li-
sta si completò con i lieviti selezionati. Nel 1841 in-
vece Anton Dreher produsse nella Mitteleuropa la
prima birra chiara del mondo.
Non è un caso che la ultrapremiata boema Pilsner
Urquell sia la birra chiara più famosa. Il rinoma-
to luppolo battezzato Saaz che abbonda attorno al-
la città di Žatec a poca distanza da Praga è consi-
derato superlativo. La fortuna vuole che le cristal-
line falde acquifere di Plzeň, la città per eccellen-
za delle birre chiare, abbiano le acque particolar-
mente dolci, prerogativa indispensabile per deter-
minare lo stile di birra. Sebbene a Plzeň si produce-
va birra già nel 1307, la fama mondiale arrivò quan-
do il ventinovenne Josef Groll, figlio irrequieto di
un mastro birraio bavarese alla continua ricerca di
nuove esperienze, il 5 ottobre del 1842 creò per la
giovanissima fabbrica
Pilsner Urquell
una magica
e segreta miscela color oro. Puro caso, errore for-
tuito o ben pensata e ripensata scelta frutto di tan-
ta esperienza? Non lo sapremo mai. Resta il fatto
che gli ingredienti di grande qualità come l’infio-
rescenza femminile del luppolo di Žatec e l’acqua
incontaminata di Plzeň, e ancora un saccaromice-
te segreto chiamato “Pilsner H ”, oltre al malto più
chiaro rispetto alle usanze e mode bavaresi – detto
allora “all’inglese” – unitamente alla fermentazio-
ne a temperatura controllata hanno dato una svol-
ta epocale all’antico mondo della birra. Il risulta-
to fu una bevanda limpida dallo splendente colore
dorato e che conquistò immediatamente il pubbli-
co nazionale ed internazionale cominciando dalla
Germania e dall’Austria che scambiavano le loro
merci sulla rotta che attraversava la città di Plzeň.
Luogo ideale per assaporare la dorata bevanda for-
temente luppolata è lo storico “U Kalicha”, a Pra-
ga, dove la regina delle birre “bionde” viene servita
avvolta da un’atmosfera che riporta al periodo del
grande conflitto mondiale evocando le immagini
del “buon soldato Švejk” - amata figura ironica del
milite devoto all’impero asburgico, nel romanzo di
Jaroslav Hašek.
Altre realtà più o meno grandi, persino minusco-
le chicche nascoste e lontane dai rumori assordan-
ti delle grandi città, contribuiscono a tenere al-
to il blasone e l’orgoglio nazionale ceco. Un esem-
pio produttivo di sicuro interesse e da visitare in
occasione di un viaggio nella Repubblica Ceca è il
complesso di Chodovar, risalente almeno al 1573,
a Chodová Planá, dove oltre al ricco Beerrarium ci
aspetta un vero e proprio Beer Wellness Land. La
splendida Krušovice Premium Beer dal 1581 utiliz-
za un mix di prodotti, metodi e tecnologie che, de-
liziando l’occhio e il palato, seduce gli appassiona-
ti soprattutto nella versione scura. Le più profonde
tonalità dell’ambra trafitte dalle luci dei tipici loca-
li, gli arredamenti lignei pregni di profumi caratte-
ristici delle antiche birrerie, le abbondanti schiume
di colore bianco neve o panna fresca appena mon-
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