Una dea nata dalle irruenti acque del Tigri e
dell’Eufrate fu generata per soddisfare i desideri
degli umani e appagare il loro cuore: fu la dea-ma-
dre della primigenia bevanda secondo la mitologia
cosmogonica sumera, la bellissima Ninkasi.
“Ninkasi, tu che cuoci il “bappir” nel grande for-
no, tu che metti in ordine le pile di cereali sbuccia-
ti, tu che bagni il malto posto sul terreno, tu, co-
lei che tiene con le due mani il dolcissimo mosto di
malto…Ninkasi, sei tu che versi la bevanda filtrata
dal tino di raccolta come fosse l’impetuosa avanza-
ta dei fiumi Tigri ed Eufrate”; recitano i glifi incisi
su una stele d’argilla risalente a tremila anni prima
dell’avvento di Cristo.
Quando, all’alba primeva dell’umanità, i sumeri
costruirono le prime città organizzate nella mezza-
luna fertile solcata dai due fiumi, con la prima civil-
tà nacque il primordiale archetipo di bevanda iden-
tificabile in una birra ante litteram molto diversa
da quella che oggi conosciamo. Densa, dolciastra,
tenebrosa e torbida, ricca di depositi fastidiosi che
gli egiziani eludevano con l’aiuto di una cannuc-
cia denominata “chalumacqua”, un sifone in legno
con filtro terminale bucherellato che immergevano
nei contenitori di ceramica o nelle giare in pietra;
in seguito evolutisi in ceramica vetrificata e coppe
di faïence a forma di fiore di loto aperto dalle quali
ancora non sboccava alcun tipo di schiuma.
Dalla dea Ninkasi
al soldato ceco Švejk
Eva Kottrova
Sommelier
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