tata lentamente spillate nei grandi boccali a contra-
stare le ossidazioni degli aromi, il persistente sapo-
re più o meno caramellato che indica il grado della
tostatura e le brocche da collezione in vetro, cera-
mica dipinta a mano oppure in ossa di elefante in-
tarsiato trascinano anche i meno esperti in questo
mondo ancora maschio e poco edulcorato rispetto
alle nobili corti di bacco.
L’amata Master di antica manifattura, prodotta se-
condo una storica ricetta tradizionale del XVI seco-
lo, è altrettanto invitante. Le tre tipologie, lasciate
fermentare nei recipienti esposti ai lieviti spontanei
della cantina, maturano per lunghi periodi. L’eti-
chetta “Zatý” con 13%, indicati in gradi Plato o sac-
carometrici, è la birra chiara più amara del merca-
to ceco e viene proposta come aperitivo. La versione
“Tmavý” a 18 °P, a base di una speciale miscela di
quattro tipi di malto, è corroborante e digestiva.
Nella vicina Slovacchia, nazione consorella del-
la Repubblica Ceca, la Steiger, birra locale per
antonomasia, viene prodotta ininterrottamen-
te dal 1473 con la perizia artigianale di allora.
Il colore chiaro, la vivacità sfrenata e il garbato
luppolaggio della antica lager a 10° evocano sce-
nari di incomparabile freschezza; il finale frut-
tato, formato dagli esteri durante la lunga ma-
turazione, lascia immaginare la brezza mediter-
ranea come se per un attimo fuggente fossimo
immersi in un meraviglioso limoneto sulle pendi-
ci terrazzate della Costiera amalfitana.
Il ventaglio dei prodotti odierni soddisfa ogni esi-
genza, dall’etichetta “Gold” con 12° alle varietà
aromatizzate al lampone, lime o zenzero.
La Smädný Mních, anch’essa antica birra slovacca
di qualità, risalente al XV secolo, si produce come
vuole la tradizione tramandata nelle abbazie me-
dioevali riportando sull’etichetta, con simbolismo
allegorico e storiografico, un simpatico frate asse-
tato della genuina e arcaica pozione. Le essenze dei
frutti gialli degli agrumeti e la più delicata porzio-
ne di luppolina, anche in questo caso, richiamano
la calura estiva per un tuffo rinfrescante e spumeg-
giante nella caraffa decorata.
La birra slovacca più conosciuta è la Zlatý Bažant;
oggi anche essa asseconda ogni esigenza, dalla più
chiara alla più scura, dall’aromatizzata all’analcoli-
ca, per salire fino a 24° Plato nella versione “Brown”,
ovvero, come un vinello beverino a 9,5° indicati
con il titolo alcolometrico volumico. La più classica
della gamma è una pils a 12° che nel sapore amaro-
gnolo, nell’esuberanza e nella sovrabbondanza del-
la schiuma ha similitudini con la Pilsner Urquell,
ma nel colore quest’ultima rimane imbattibile. Da
provare anche la giovane Šariš; la sua produzione
pluripremiata a livello internazionale è di tutto ri-
spetto e la bontà del manufatto è data dalla ricerca
degli ingredienti di eccellente qualità. La sua “Pre-
mium” a 12° prodotta secondo il procedimento Pil-
sener subisce due fermentazioni a bassa tempera-
tura e l’abbondanza dell’infiorescenza femminile
del luppolo dà vita a una schiuma compatta e per-
sistente al momento del consumo. La sua “Red” in
edizione limitata non può essere ignorata; incan-
ta ogni intenditore, e non, con le sue meravigliose
tonalità del rubino, con il sapore che vira delicata-
mente al dolce caramello e con la schiuma cremosa
e ben aderente che disegna sulle pareti dell’ampio
Pianta del luppolo
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