Il 2012 rimarra negli annali della storia metereolo-
gica, ma anche nella memoria umana.
È difficile stabilire se sia stata peggiore la stagione
invernale con le sue imponenti e interminabili ne-
vicate o quella estiva, fra Caronte, Minosse, Lucife-
ro, Nerone, Caligola e quanti altri diavoli e lugubri
nomi si siano susseguiti: in breve, un’estate inferna-
le e secondo i metereologi il futuro non sarà roseo
ma rosso infuocato, con un aumento ancora di 2 °C
sulle medie estive. Le temperature del centro-sud
hanno di nuovo uguagliato quelle dei paesi nord-
africani sfiorando i 40 °C ed il rischio dello stress
idrico e dello shock termico hanno messo in peri-
colo le viti italiche. Il problema non sta nel fatto di
aver raggiunto le temperature africane, ma
che il periodo siccitoso sia stato trop-
po, troppo lungo.
La stessa Coldiretti si è messa le
mani tra i capelli. Moltissime
altre colture sono collassate.
Il girasole che abitualmente si
raccoglie a settembre era già
pronto a fine luglio e con i semi
in condizioni pietose. Idem per
il granturco, il sorgo e quasi
tutte le forme di vita vegetali.
Per le sue grandi capacità di
sopravvivenza la vite, pianta
mediterranea per eccellenza
e dalle capacità autoregolanti,
sembra sia riuscita a superare
il
défaut
. Qualche vigneto, so-
pratutto nell’Oltrepò pavese, è
stato rovinato poi dalla grandi-
ne, ma in genere si è registrata
in tutto il Paese una vendemmia
di buone speranze, superiore alle
aspettative.
Va da sé che gli alti gradi zuccherini penalizzano
di conseguenza le acidità e quindi non sarà una di
quelle eccelse annate dove i vini potranno conce-
dersi lunghi invecchiamenti e resistenza al tempo;
non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca.
La scienza enologica e le moderne tecniche, più fi-
siche che chimiche, stanno già provvedendo ad in-
cubare e coltivare i mosti, praticando eventuali te-
rapìe che daranno loro buone possibilità di miglior
vita e qualità e non è assolutamente da escludere
che molti di questi possano nascondere interessan-
ti sorprese; sicuramente ne trarranno vantaggio le
uve rosse, vendemmiate molto più tardi rispetto
alle bianche, che hanno avuto il conforto dei pio-
vaschi settembrini. Abbiamo visitato e monitorato
pre-vendemmia i vigneti del Conero e la qualità
delle uve Montepulciano era, per nostra sorpresa,
assolutamente perfetta.
Ma che pianta straordinaria è la vite! Ci siamo ri-
cordati poi che soprattutto i territori del camerane-
se sono da sempre percorsi da falde e vene acquife-
re che inpregnano il sottosuolo e che permettono
quindi alle lunghe e organizzate radici della vite di
suggere acqua, soprattutto nei periodi molto sicci-
tosi. Parte di queste acque alimentano infatti anche
il laghetto sud della baia di Portonovo.
Grazie a Dio, le Marche sono ancora ben
alimentate dall’
oro bianco
, ma in futuro...
chi vivrà vedrà.
Un brindisi con i nuovi calici
2012; se la vite ha superato la
prova degli inferi, chi mai
potrà ammazzarla
in futuro?
di Gualberto Compagnucci
Annata 2012
superato lo stress idrico
La siccità estiva
nella zona del Conero
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