Sommeliers Magazine Marche n. 27 - page 34

ma di trasporto potesse divenire un importante co-
stume folcloristico locale e veicolo di promozione
turistica; i vini bianchi giovani ottenuti dall’airén e
macabeo a tutt’oggi, macinando chilometri con lo
stesso mezzo di locomozione, arrivano nelle enote-
che cittadine e vengono serviti in abbinamento con
le irrinunciabili tapas di ritualità andalusa.
Chardonnay, macabeo, sauvignon blanc, o mosca-
tel, ma anche l’aromatico e persistente verdejo, il
torrontés originario della Galicia, o l’Andaluso pe-
dro ximénes e per sino il riesling e il profumatissi-
mo gewürztraminer assiemano la lista dei blancos
della Nuova Castiglia. Anche le altre D.O. delle in-
terminabili terre rosse contengono forti residui di
argilla e calcare, a volte anche di gesso, in percen-
tuali differenti da Almansa a Manchuela, da Mon-
déjar al Dominio De Valdepusa; terreni poveri di
azoto e ricchi di potassio che favoriscono l’assorbi-
mento dell’acqua, l’accumulo degli zuccheri, le di-
fese della pianta contro gli attacchi parassitari e de-
terminano la sapidità dei frutti.
Mentre a Ribera del Júcar predomina il suolo di
origine alluvionale, compatto e ricco di nutrimenti
che rende più ospitale il terroir per le varietà di uva
da tavola; dai terreni sassosi delle altitudini orien-
tali invece provengono i migliori
Cencibel
della zo-
na. Nella giovane denominazione dell’Uclés si pro-
ducono vinos
Jóvéns
,
Crianza
e
Reseva
di ogni ge-
nere, dagli spumanti ai vini rossi barricati.
Per via delle ottime caratteristiche pedoclimatiche
delle tre differenti zone geologiche del D.O. Uclés,
il futuro dispenserà certamente delle grandi soddi-
sfazioni a questo distretto vinicolo avviato nel 2003
da otto appassionati viticultori castigliano-mance-
ghi con l’intento di mostrare al mondo le poten-
zialità enologiche. L’impianto su 1500 ettari di ter-
reno è posizionato a sud-est della bellissima “oasi”
reale di Aranjuez. L’armonia di sapori dei migliori
esemplari non potrà che accordarsi magnificamen-
te con le struggenti note delle innumerevoli espres-
sioni musicali che perpetuano la gloria della città.
La vite fu introdotta in Spagna dai commercian-
ti fenici molto tempo prima che le colonie ioniche
fondassero la città di Empórion nel VI secolo a.C.,
ma le tecniche di coltura e le pratiche di cantina
evolsero con i greci e i romani. Furono quest’ulti-
mi a scoprire le rive alte dell’Ebro e portare le pri-
me barbatelle della specie sativa nell’odierna Rioja.
Questo luogo è unico non soltanto per l’eccellente
qualità dei vini, ma anche per aver dato i natali al-
la nuova lingua romanza. Nel monastero di Suso a
San Minián de la Cogolla, qualche decina di chilo-
metri dal capoluogo Logorño, i monaci tradussero
i testi scritti in latino per facilitare la comprensione
delle letture al popolo. Nacque così nel XI secolo la
lingua spagnola. Fra i testi dell’immensa bibliote-
ca monastica non scarseggiarono certamente quel-
li dedicati alla coltura della vite che svelati in lin-
gua volgare contribuirono alla diffusione delle mo-
derne tecniche di potatura, di innestatura e di altre
importanti operazioni da compiere durante i cicli
annuali vegetativi e riproduttivi della pianta.
Oggi, menzionare Rioja evoca immediatamente
vino di grande qualità; rosso soprattutto. Un pot-
pourri di suadenti messaggi celati in bottiglia e di
calienti sensazioni che soltanto i prodotti di tempra
latina possono trasmettere. Tecniche convenziona-
li o d’avanguardia? Le due scuole antitetiche si di-
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