Sommeliers Magazine Marche n. 27 - page 35

vidono ma convivono sim-
bioticamente con la stessa
armonia con la quale le me-
ravigliose cattedrali gotico-
arabeggianti svettano accanto
alle avveniristiche costruzioni pro-
iettate nel futuro.
Questa è la Spagna. Un mix varie-
gato di passato remoto e stravagante
futuro capace di assemblare espressioni
artistiche e culture molto differenti tra loro.I
vini tradizionali frutto del sapere anteceden-
te alle dottrine di “scuola” bordolese, prodot-
ti dai cosecheros, risultavano di pronta beva
con giovanili aromi di ciliegia al palato e illu-
minati con le tonalità del porpora. L’uva rac-
colta nelle grandi cisterne chiamate
lagares ru-
pestres
dalla capacità di ventimila litri e scava-
te nella roccia viva iniziava la fermentazione
intracellulare. Dalla pigiatura in loco, attraverso i
canali di trasporto, il mosto affluiva nelle giare di
raccolta per la successiva fermentazione, poi il vino
giovane si vendeva anche ai viandanti assetati in
viaggio verso Santiago de Compostela.
La millenaria tecnica non è ancora del tutto scom-
parsa nella Rioja, anche se a volte alcuni passaggi
vengono soppiantati dalle moderne tecnologie. Ma
l’estesa nomea della regione non è certo dovuta ai
vini novelli lagares.
Negli anni catastrofici del calendario viticolo eu-
ropeo, a causa della peste parassitaria, i bordolesi
comprarono partite di vini della vicina Rioja.
Vini semplici che mal sopportarono il trasporto;
fu allora che si rese necessario stravolgere il siste-
ma di operare. Per dare stabilità ai vini riojani il
cantiniere Jean Pineau invitato in Spagna su con-
siglio del marchese Riscal, un grande appassionato
dei vini del Medoc, introdusse criteri rivoluziona-
ri. Egli svelò i segreti del metodo fermentativo nelle
grandi botti di legno, il successivo passaggio di af-
finamento nelle barrique e l’importanza del perio-
do di riposo in bottiglia per riconquistare l’armo-
nia dopo gli stress subiti con i passaggi di filtrazio-
ne e imbottigliamento. Il risultato fu soddisfacente
ma anche molto dispendioso e gli iberici ben pre-
sto abbandonarono “l’ancora di speranza”. Il mar-
chese non demorse e assunse l’esperto bodeguero
francese. Anni e
anni di pazien-
te e graduale la-
voro coronato da
r iconoscimen-
ti internaziona-
li che poco a poco
sensibilizzarono e
convinsero i pro-
duttori a ricorrere
nuovamente ai costosi
metodi francesi sperimen-
tati in precedenza.
Gli investimenti colossali furono
ripagati ampiamente sia con le asse-
gnazioni delle denominazioni; prima
con la D.O. nel 1925, successivamente
con la D.O.Ca – Denominacion de Origen
Calificada nel 1991, entrambe annoverate pri-
me istanze su tutto il territorio iberico. Nonostan-
te il complesso quadro climatologico causato dalle
insistenti infiltrazioni di correnti d’aria di differen-
te natura, i riojanos sono stati in grado di mantene-
re uno standard qualitativo elevato negli anni.
I terreni calcareo-argillosi forniscono una base ot-
timale che consta di tre subzone. I vitigni abbarbi-
cati sui declivi dei monti Cantabrici della zona di
Alavesa, rivolti verso sud, godono del miglior sup-
porto che si traduce in vini di grande prestigio dal-
le note floreali che ricordano petali di rose baccara.
Nel suolo ondulato dell’antica zona viticola Rioja
Alta l’argilla prevale sul calcare, fonte di elementi
nutritivi e di progressivo rilascio idrico. Qui i vi-
ni sono eleganti senza che l’alcol risulti invaden-
te. I terreni alluvionali, argillosi con elementi fer-
ruginosi, della Rioja Baja risultano troppo fertili e
le temperature elevate costringono i vignaioli del-
le cooperative alla raccolta anticipata. Se nei primi
due casi il monopolio del tempranillo è quasi asso-
luto, qui l’utilizzo del garnacha che ben resiste al
calore è d’obbligo. Gli amanti dei vini potenti sia
nell’alcol che nei pigmenti troveranno certamente
i loro vini favoriti.
Uva Tempranillo
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