Molti ristoratori stanno gia mugugnando: “ci man-
cava anche questa!” E va be’, lasciamoli dire. Però, se
consideriamo che la legge prevede che un pacchet-
to di patatine cips debba avere la sua dichiarazione
degli ingredienti e dico... un pacchetto di patatine,
non vogliamo o non dobbiamo sapere che cosa ci
propina la ristorazione?
E no! Questa è una legge pensata molto in ritardo:
erano anni che andava fatta! Ora, al di la dell’enor-
me differenza di prezzo tra le patatine con dichiara-
zione e una sella di vitello in salsa subise o genovese,
ma, una è soltanto fritta (poi sì, bisogna sapere e
quindi leggere con quale olio) mentre la sella con la
sua elaborazione salsata e di cottura non ci dicono
come e con che cosa è fatta? E se fossi allergico alla
cipolla che fa parte della salsa in gran copia e nes-
suno me lo dice? Che faccio? Mi inietto in via cau-
telativa una siringa di cortisone perché altrimenti
andrei in anafilassi, senza sapere se è il caso? Ogni
volta dovrei fare così o chiedere continuamente se
questa fa parte degli ingredienti o no?
No no, la legge è più che giusta! Nel contesto se vo-
gliamo più banale sapete quanta gente è allergica
all’anidride solforosa? “A beh, ma io sono astemio”!
Sì!? Ma a parte il vino, se non sai che ti danno da
mangiare crostacei surgelati che sono trattati con
questa e magari non lo sa neanche il ristoratore?
Che fai? Se te ne accorgi tardi e non hai dietro il
cortisone e il pronto soccorso più vicino è a diversi
chilometri? Crepi! E se ti danno bismetiltiometano
(aroma sintetico al tartufo derivato dal petrolio)
spruzzato sulle tagliatelle, “magari si fa per dire
al tartufo” e guarda caso sei allergico anche alle
sostanze sintetiche, che si fa? Vuoi ricrepare?
E se ti umettano, anzi ti ingozzano di olio di
palma o di colza? Il tuo fegato o meglio la tua
salute che dice? Ma sì, certo che vorreste giu-
stamente sapere cosa mangiate, ma è il ristora-
tore che ve lo deve segnalare.
Se dovessimo aggiungere ancora i grassi idrogenati
detti killer silenziosi, si quelli che alzano tanto il co-
lesterolo cattivo e abbattono quello buono, quindi
con doppio danno e ancora coloranti, conservanti
ai nitrati magari anche con qualche nitrito, emul-
sionanti, oli ex lampanti trasformati in extravergine
d’oliva, carni bovine e suine di provenienza aliena
da animali ingrassati con estrogeni, per non parlare
di latticini taroccati, tartufi cinesi, funghi balcanici
poco o per niente controllati, pesci che arrivano dal
mare della tranquillità e potrei continuare.
Signori, la salute è il bene più prezioso che Dio ci ha
dato! È anche ovvio che un celiaco debba immedia-
tamente segnalare la propria patologia. A tal punto
per esempio oggi quasi tutti gli alberghi di rispetto
mettono prodotti per celiachi nel buffet della prima
colazione; poi al ristorante un piatto di riso anziché
la pasta ci sarà pure e anche i diabetici trovano pro-
dotti a loro adatti.
Sicuramente molti ristoratori lavorano alla luce del
sole, quindi con la massima onestà e serietà, ma i
furbetti del quartierino sono sempre all’opera.
A latere di ciò la dichiarazione degli ingedienti rin-
forzerebbe ancor più il senso di serietà e professio-
nalità dell’operatore. Quindi non sarà un’impegno
arduo e richiederà soltanto un po’ più di carta e di
tempo. Basta aprire delle parentesi nel menù sotto a
ogni piatto e scrivere con carattere più piccolo ma
leggibile gli ingredienti usati, poi metterete tutto in
memoria nel computer.
Evitate di fare i furbi: sì, perché le sanzioni andran-
no dai 1.000 agli 8.000 euro e nei casi di intossica-
zioni o altro ancora di peggio scatterebbe il penale e
la chiusura del locale, come già in atto per casi gravi.
Signori ristoratori a voi la patata bollente e... avanti
si vada!
DA QUEST’ANNO LA DICHIARAZIONE D’OBBLIGO
DEGLI INGREDIENTI UTILIZZATI IN CUCINA
OCCHIO AL MENU!
Gualberto Compagnucci
Olio di palma
(foto a lato).
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