Le quotazioni sono molto alte; del resto fanno par-
te della filosofia francese o per meglio dire della
“grand heure”. I prezzi in enoteca dei crus di più
basso lignaggio vanno da poche decine di euro per
arrivare ad alcune centinaia con i blasonati pre-
mieurs crus.
Salendo al vertice assoluto della piramide lo Cha-
teau d’Yquem distanzia di gran lunga tutti gli altri
e schizza via in un pianeta tutto suo con cifre da
capogiro che vanno da circa 300 euro per le ven-
demmie più recenti alle migliaia per le vendemmie
di pregio e più anziane, fino ad arrivare all’assurdo
dei 100 mila euro per le battute d’asta delle rarità
quasi secolari. Non è vino per tutti, certo, ma è si-
curamente un’investimento migliore che lasciare i
soldi in banca.
Caratteristiche organolettiche:
La veste è sempre di colore avvolgente che vira dal
giallo oro al topazio fino all’ambrato nei vini più
maturi. La consistenza è indubbia.
Il naso esplode di contenuti: intenso, complesso e
di grande finezza, con sentori fruttati variabili che
vanno dalla pesca sciroppata all’albicocca secca
all’ananas maturo, dal frutto della passione al dat-
tero giallo al fico secco, al cedro candito e ancora a
confettura di mela cotogna e al miele. Tra il bou-
quet di fiori bianchi e gialli si insinuano spesso note
di vaniglia e delicate altre spezie dolci fino al bion-
do tabacco Virginia. La finezza è ineguagliabile.
Al gusto è dolce, caldo, morbido e la percettibile
freschezza media sugli zuccheri. Bella sapidità con
corpo sostenuto e in un perfetto equilibrio esplode
in bocca con intensità, lunga persistenza non solo
zuccherina e grande finezza in totale armonia.
In cucina e negli abbinamenti
Cucina di gran classe quella al Sauternes. Del re-
sto un vino di tanta nobiltà non può che incon-
trare piatti di certa raffinatezza. Hanno fatto sto-
ria nell’
ancien cuisine
le scaloppe di fegato grasso
d’oca farcite di tartufo nero del Perigord, corri-
spondente alla nostra trifola nera pregiata (tuber
melanosporum), ma anche d’anatra, dorate nel
burro fuso e spruzzate a fine cottura facendolo poi
sfumare di vino Sauternes. E che vino pensate si
possa abbinare se non il medesimo? Ma anche il
patè dello stesso pennuto tartufato o no adagiato
su crostoni tostati di pan brioches è la sublimazio-
ne del Sauternes. Il burroso e muffato formaggio
Roquefort ne è uno dei più classici abbinamenti ma
anche un nostro maturo Gorgonzola fa la sua bel-
la figura. C’è l’opzione del miele e sicuramente di
acacia o di castagno a seconda della maturaziione
del vino, ma…i gourmet più genuini preferiscono
non aggiungere altro zucchero allo zucchero. Fara-
ona in casseruola stufata al Sauternes e se vogliamo
anche qui una lamellata di nobile trifola nera nella
farcia che la riempie, una vera delizia e ancora fi-
letti di manzo tartufati e nappati della dolce salsa.
Stupendi i budini e le panne cotte in gelatina al
Sauternes, come anche pere o pesche gialle cotte
nello stesso vino. E ancora abbinato a crostate ai
fichi e alle pesche gialle, torte di pere Williams al
cioccolato, Saker torte, cassate e cannoli siciliani.
Può bastare? Non dimentichiamo che è anche un
sublime vino da salotto.
Alcune etichette di
Souternes e il prestigioso
Chateau d’Yquem.
I grappoli d’uva attaccati
dalla famosa muffa nobile
(foto a lato).
Una nota curiosa:
in uno dei tanti ristorantini
della penisola di Cap Ferret,
nel bacino santuario delle
ostriche di Arcachon, mi
hanno offerto uno Château
Rieussec abbinato alle
locali ostriche crèpinettes
gratinate al forno con
spinaci croccanti e salsa
mornay al Sauternes.
Pur sembrando a qualcuno
trasgressivo l’abbinamento
risultò favoloso.
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