Sommeliers Marche Magazine 49 - page 37

Quasi 650 milioni di bottiglie di Prosecco prodotte
nel 2018 contro le 300 milioni di bottiglie di Cham-
pagne fanno di questo il più diffuso e consumato
vino al mondo. Addirittura sembra aver superato
lo Champagne anche in casa sua. Americani, In-
glesi, Tedeschi, Australiani e orientali associano
ormai da anni alle bollicine il nome “Prosecco”.
In casa nostra però, per ovvi motivi di ignoranza,
moltissime persone indicano purtroppo con Pro-
secco un qualsiasi spumante, dove annuisce anche
l’ancor più banale e ignorante venditore (vedi alcu-
ni bar di paese e altri), quindi il nome viene gene-
ralizzato a significare, una qualsiasi bollicina, ma
questa è una questione di incoltura.
Poi, ancora peggio, vi sono i produttori di altri pae-
si che furbescamente imbottigliano i loro spuman-
ti utilizzando impropriamente il nome.
Ora... il Prosecco DOC e/o il Conegliano Valdob-
biadene Prosecco DOCG e le altre varie denomina-
zioni sono prodotti con vitigno glera in provincia di
Treviso e con estensione fino in Friuli Venezia Giu-
lia, visto tra l’altro che il nome Prosecco-Contovel-
lo è quello di un paesino quasi attaccato a Trieste.
Anche in Australia ho avuto modo di bere un
“Prosecco” prodotto nei territori intorno a Mel-
bourne, da viticoltori di origine trevisana e a detta
loro realizzato con lo stesso vitigno importato più
di mezzo secolo fa. Anche Zonin produce in Vir-
ginia vino da uve nebbiolo ma non ha osato, ne
minimamente pensato, di chiamarlo Barolo o
Barbaresco. Certo! Perché questi nomi sono
associati e vincolati a dei comuni piemontesi
e quindi è come se ci fosse un copyright in-
ternazionale e pertanto irripetibili ovunque.
Ora però, si pensa di non utilizzare più il no-
me “Prosecco” al vino di origine. Chi glielo
và a dire a tutti i consumatori mondiali che que-
sto nome, entrato nel loro quotidiano, sparirà? È
come se lo Champagne non dovesse più chiamarsi
così. Ma... ci pensate?
Certo è che i produttori vogliano interrompere
questa catena di mistificazioni e millantato nome.
In tutto il mondo, ripeto, conoscono il nome della
bolla come Prosecco e ometterlo significherebbe
depistare il consumatore e portarlo verso prodotti
farlocchi che ancor più se ne appropriano ingiu-
stamente a spese dell’originale.
Ma sono sicuri i produttori che non si possano
prendere altri provvedimenti senza arrivare a tan-
to? La Francia dopo il secondo conflitto mondiale
mise veti e sanzioni sul nome Champagne e Co-
gnac, allora impropriamente utilizzati in molti pa-
esi, Italia inclusa; ricordo quando mio nonno an-
dava al bar chiedendo un cognacchino pensando
a un brandy.
Non si può prendere lo stesso provvedimento le-
gale, coinvolgendo, anzi imponendolo ovviamente
anche Bruxelles? Registrare il nome con tanto di
marchio a livello mondiale non è possibile?
Non saranno soltanto i nomi delle Aziende e di
un territorio considerato dall’UNESCO patrimo-
nio dell’umanità a perdere immagine e mercato e,
mi ripeto ancora, ma il nome Prosecco, che salirà
sull’ara sacrificale. Quindi dovrebbe essere la po-
litica ad entrare in gioco nella persona del Presi-
dente della Regione Veneto Zaia e far sentire la sua
voce, ma di questi tempi e con l’aria che tira!?...
Reagisci Prosecco, urla e chiedi giustizia!
È BENE TOGLIERE IL NOME?
PROSECCO
G.C.
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1...,27,28,29,30,31,32,33,34,35,36 38,39,40
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