Sommeliers Marche Magazine 49 - page 32

Ci si sta prodigando da anni a far si che il Ribona
possa assurgere al rango di eccellenza bianca dei
Colli maceratesi migliorandone i dati anagrafici o
meglio la paternità in purezza dalle uve maceratino,
presunto essere famigliare del vitigno verdicchio.
Le radici storiche del territorio affondano fino ai
Piceni del III secolo e nello specifico maceratese
si nobilita poi con la consacrazione del villaggio
ai piedi di Macerata che oggi conosciamo come
Villa Potenza. Derivante nel nome presumibil-
mente dalla più antica Potentia i cui ruderi della
piccola necropoli si vedono ancora poco a sud di
Porto Recanati, località Santa Maria e in prossi-
mità della foce dell’omonimo fiume, fatta erigere
dai consoli romani Labeone, Flacco e Nobiliore
nel 184 a.C. a difesa della costa dai pirati illirici e
per dar terreno ai reduci delle campagne puniche,
Villa Potenza prese poi il nome di “Helvia Recina”
come tributo di Settimio Severo al suo sfortunato
predecessore Publio Elvio Pertinace che ebbe un
regno brevissimo e funesto.
La viticultura era sicuramente già praticata in loco
utilizzando vitigni forse di origine ellenica e non
ne siamo sicuri, ma ben diversi dagli indigeni at-
tuali. Sicuramente le odierne risalgono a varietà
medievali di viti trebulane (trebbiano) e presumi-
bilmente derivanti dal greco, assimilabili poi al
verdicchio, al soave e al lugana, introdotte nelle
Marche da emigrati veneti nella seconda metà del
XV secolo dopo una grande pestilenza, ma ci pia-
ce pensare anche che Piceni e Romani in qualche
modo vi abbiano messo mano.
Le bellissime ventilate, assolate e fertili colline che
corollano la provincia sono culla ideale quindi da
sempre di quello che secoli e millenni più tardi di
Piceni e Romani il contado e ancora la mezzadria
riconosceranno con il nome locale di Montacchie-
se, alias Maceratino.
Ma i nomi non rendono giustizia al vino che ne
deriva ed ecco che negli anni 70 si riprende un
vecchio etimo contadino che lo voleva buono due
volte e lo ribattezza Ribona. La insistente spinta
data dal collega Palmiro e anche da me sostenu-
to è quello di sollecitare i produttori a portare il
Ribona alla purezza assoluta con il Superiore. Il
disciplinare per il momento prevede una base di
questo all’85% e con la restante aggiunta di diver-
se uve ammesse, quindi con percettibili differenze
tra una etichetta e l’altra degli ormai circa 20 pro-
duttori. Per tanto è auspicabile, e mi sembra ci sia
già fermento, un Superiore con 100% di esclusivo
vitigno ormai detto Ribona che gli dia una precisa
personalità, anche se già qualche rara azienda si
prodiga a tanto.
Interessante la ben sperimentata versione sulle
Grane che prevede una seconda fermentazione di
una decina di giorni su queste. E poi ancora spu-
manti e passiti già in produzione che portano i
Colli maceratesi a completare una intera gamma
come ormai tutti i confratelli regionali.
Negli abbinamenti, a seconda di freschezza e sta-
ti evolutivi, possiamo spaziare a trecentosessanta
gradi dal mare alla collina: antipasti di pesce e pri-
mi piatti in salse bianche seguiti da grigliate e frit-
ture e che dire di quello straordinario dorato Bro-
detto porto recanatese per non dimenticare con i
vini più evoluti i Princisgras, la versione originale
dei Vincisgrassi nati da Antonio Nebbia a quasi
fine Settecento. Salumi grassi come il ciauscolo e
pecorini freschi, ma anche polli in potacchio e co-
nigli imporchettati saranno degni compagni delle
versioni più strutturate.
Vai Ribona... spingi sull’accelleratore e fatti sentire!
IL MACERATESE PER ECCELLENZA
RIBONA
Colline maceratesi
G.C.
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1...,22,23,24,25,26,27,28,29,30,31 33,34,35,36,37,38,39,40
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