È la storia di un grande vino e di un territorio che mani-
festa le sue potenzialità vincolate alla formazione geolo-
gica di alcuni milioni di anni fa, come racconta il profes-
sor Sandro Montanari, direttore del Centro Geologico
di Coldigioco. Già, di più due milioni e mezzo di anni,
quando l’Italia era ancora interessata a varie metamor-
fosi geografiche risultanti dall’avanzamento delle acque
marine e al loro successivo ritiro fino ad assumere l’at-
tuale conformazione. Con la precedente apertura dello
stretto di Gibilterra il letto del Mediterraneo, che ancor
prima ospitava soltanto alcuni laghi palustri rimasti dai
movimenti della grande Tetide e della Pangea, venne in-
vaso dalla immensa cascata di acqua che giungeva
dall’Atlantico. Il riempimento del letto Mediterra-
neo nei vari periodi giunse a livelli tali da sommer-
gere gran parte delle coste italiche fino a lambire
gli Appennini. Con la successiva grande glacia-
zione di Würm di 110 mila anni fa e poi ancora
la sua sglaciazione di 9 mila anni orsono l’Italia
subiva di nuovo cambiamenti di identità.
La valle Camertina o Matelicese che fiancheggia la sin-
clinale appenninica fu intensamente interessata da
queste intrusioni marine a tal punto che ancora oggi in
certi territori come quelli di Argignano tra Fabriano e
Cerreto d’Esi e nello specifico segnalo le tenute del dott.
Piero Guidarelli con il fenomeno delle Salse, cioè acque
solfuree reflue di quel periodo, nere come il petrolio,
che ogni tanto da alcune crepe del terreno risalgono in
superficie diventando uno straor-
dinario nutrimento per tutta l’agri-
coltura della zona. I depositi ancora
delle alghe diatomee e di altri fossili
marini caratterizzano ancor più le
tipologie del fondo geologico.
La situazione poi climatica e
microclimatica con forti escur-
sioni termiche che variano
costantemente nella vallata in-
castonata tra l’Appennino mar-
chigiano (impropriamente rico-
nosciuto come pre-Appennino)
e l’Appennino Umbro-Marchi-
giano conferiscono specialmen-
te alla viticoltura una straordi-
naria vitalità. Tutto questo permette la nascita di grandi
vini dalle strutturate uve verdicchio. Vini che mostrano
i muscoli e sfidano il tempo con certa personalità, esal-
tando ancor più la finezza. Dalle fresche giovani basi alle
riserve il Matelica si presenta con tutto il suo carattere. La
bella spalla acida gli permette di ottenere ottimi risultati
anche nella spumantizzazione sia nel metodo Martinotti
che nel classico.
Le diverse aziende gareggiano alle migliori proposte in
tutte le declinazioni ed ogni una di esse ha sempre un
asso nella manica. In diverse competizioni li abbiamo
confrontati con i più grandi bianchi del mondo e con sor-
prendenti risultati, spesso di vittoria. Alquanto abili negli
abbinamenti si destreggiano
tout court
tra preparazioni
di paste e risotti in salse bianche, di pesce e carni bianche,
non che formaggi grassi e di struttura.
Che dire ancora se non considerarli un vero gioiello, or-
goglio dell’enologia marchigiana e nazionale, già da anni
posizionati con successo nei più importanti mercati del
mondo. Vai, grande Matelica!
URBINO
PESARO
Matelica
Fabriano
ANCONA
Jesi
MACERATA
FERMO
ASCOLI
PICENO
UNA PERSONALITÀ INCONFONDIBILE
VERDICCHIO DI MATELICA
G.C.
Zona di
produzione
del Verdicchio
di Matelica
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