Editoriale del Direttore
_ Gualberto Compagnucci
VERDICCHIO, LUGANA,
SOAVE: DOV’È LA VERITÀ?
È da tempo che diversi produtto-
ri di Verdicchio, nonché enologi
ed altre autorità del settore, mu-
gugnano a riguardo della pater-
nità del più noto vino delle Mar-
che. Tra illazioni, congetture e ri-
cerche varie si ventila con insi-
stenza nelle terre lombardo-ve-
nete il fatto che il vitigno verdic-
chio sarebbe stato generato dal
lugana o meglio dal vitigno tur-
biana, alias trebbiano di Lugana,
riconducibile anche al trebbiano
di Soave ed altri.
Secondo alcuni la cosa risalireb-
be a fatti avvenuti nel XV seco-
lo quando, dopo una grande pe-
stilenza, coloni veneti sarebbero
emigrati nelle Marche, seco re-
cando barbatelle di locale treb-
biano che dimorarono quindi in
terre jesine o giù di li.
Ma io mi chiedo, e non solo io,
quando mai un vitigno di na-
tura mediterranea sia sceso da
nord verso sud, o la cosa sia in-
vece inversa? I vitigni interna-
zionali, quali esempi chardon-
nay e sauvignon, sono ovviamen-
te giunti a noi da nord attraverso
traffici commerciali con la Fran-
cia e soprattutto poi con l’Ammi-
nistrazione Bonaparte, ma viti-
gni come il trebbiano, il greco e
diversi altri appunto mediterra-
nei sono sempre stati riconosciu-
ti di provenienza ellenica e diffusi
poi con l’ausilio etrusco-romano.
Sì, anche il verdicchio ha origini
genetiche dal trebbiano, com’an-
che il biancame, il pecorino ed al-
tri e sicuramente quindi fratello
dei due trebbiani residenti nelle
province di Brescia e Verona, ma
da qui a dire che è il verdicchio a
discendere da questi bèh... ci vo-
gliono prove storiche molto con-
crete e non ci sono. Facendo
cha-
peau
al grande prof. Attilio Scien-
za questi, di origine ligure e do-
cente all’Università di Milano, in
un suo esaustivo intervento da
me ascoltato, sembra perorare la
tesi greco-mediterranea, ma spes-
so si scontra con se stesso dicendo
“si... però... forse... ma...”
, anche se
giustamente riconosce genetica-
mente la stretta parentela dei tre
vitigni e qui nessuno lo può con-
traddire. Parla anche delle ovvie
differenze o variabili fra questi
e ovviamente si sa che anche tra
fratelli e sorelle vi sono differen-
ze pur avendo la stessa progenie.
Anni fa partecipai ad un evento a
Tipicità di Fermo dove mettem-
mo a confronto, e quindi anche
in degustazione, il Verdicchio e
il Lugana scoprendone tutte le
differenze caratteriali, orga-
nolettiche e non solo ma ov-
viamente anche a livello am-
pelografico tenendo in consi-
derazione climi e microclimi,
geopedologia, porta innesti,
filosofie e opere di cantina.
Ma il problema più im-
portante rimane quel-
lo delle origini. Se con-
sideriamo poi, scavando
in profondità nella sto-
ria, che Ancona (
Ankòn
)
sia stata fondata nel 387 a.C. dai
Dori siracusani quali vitigni si
può pensare che questi abbiano
seco portato e piantato nei ter-
ritori della città dorica se non il
trebbiano, che sicuramente aveva
allora altro nome e prese poi nel
tempo quello di verdicchio? Se si
considera poi che i Dori siracu-
sani salirono dopo qualche anno
da Ancona verso la città veneta
di Adria, rifondandola dal primo
nucleo etrusco, ecco che i con-
ti cominciano a portare. E anco-
ra più lontano andiamo con Jesi,
patria dello stesso verdicchio,
fondata nel 768 a.C. da Esio Re
dei Pelasgi, provenienti dall’Ar-
cadia (Peloponneso); è qui che si
deve far ancor più luce. Vi sono
anche documenti del XIII seco-
lo che attestano la presenza di vi-
tigni bianchi negli stessi territori
dell’anconitano. Andando anco-
ra a ritroso ne parlavano Polibio
e Plinio, facendo il focus nei vini
sia rossi che bianchi del Piceno
che comprendeva quindi anche i
territori anconitani. Si ricordano
pure più avanti gli scritti del fra-
te domenicano Vincenzo Maria
Cimarelli da Corinaldo che rac-
contava nei primi del XVII seco-
lo dei 40 otri di vino “e lui scris-
se verdicchio” trasportati dagli
asini di Alarico, che passando
per le Marche si recava al sacco
di Roma. Anche il poeta France-
sco Panfilo e il medico elpidien-
se Andrea Bacci nello stesso pe-
riodo disquisivano sugli stessi
vini. A tanto aggiungiamo anco-
ra i vinacciolo fossili del VII se-
colo a.C. rinvenuti in quella tom-
ba picena di Villa Clara nelle vi-
cinanze di Matelica.
Che le verità vengano quindi a
galla approfondendo la ricerca
storica, o per lomeno cercando di
incrociare al meglio questa con la
scienza, evitando quindi suppo-
sizioni di paternità improprie.
Grappolo d’uva verdicchio
(Azienda Agricola
Zaccagnini, Staffolo)
Il contrassegno di Stato per le DOC Verdicchio
dei Castelli di Jesi e Verdicchio di Matelica
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