Sommeliers Marche Magazine 57 - page 7

Parigi
Borgogna
CHABLIS
Dijon
Auxerre
S
e
r
e
i
n
Grand Cru
Petit Chablis
Premier Cru
Chablis
Chablis
La città di Chablis
Entriamo ora nello Chablis. È il nome di una
cittadina di circa 2500 anime, sita a circa 130 km
a nord ovest di Dijion, attraversata dal fiume
Serein e che denomina il territorio situato nella
regione Yonne, considerata porta d’ingresso
settentrionale della Borgogna. Suo dirimpettaio
è l’Auxerrois, altro territorio interessato da
grande produzione enologica ma un po’
sottomesso per importanza allo Chablis.
I terreni appartengono al periodo kimmerid­
giano e cioè a più di 150 milioni di anni fa,
quando era sotto il mare, e la conformazione
geologica è ricca di gesso, calcare, e quindi di
fossili marini di gasteropodi e molluschi bivalve,
soprattutto gusci di ostriche.
Il clima è di carattere continentale e spesso nei
periodi più freddi per apportare conforto ai vigneti
vengono accese le
chaufferettes
(stufe).
Nei tempi non troppo lontani a noi, cioè a fine
‘800, lo Chablis perse però di lustro per via di
diverse sofisticazioni e in seguito vi furono molte
iniziative da parte di alcuni produttori a prendere
tutte le contromisure per riportare il vino alla sua
miglior dignità; tempi passati e ormai dimenticati.
La cittadina di Chablis è totalmente circondata dai
vigneti di chardonnay con i suoi attuali 4500 ettari,
che nel tempo hanno subito una classificazione
appunto in 4 steps e che va dai
Grand cru
ai
Premier
cru
per scendere alle semplici
AOC Chablis
e
Petite
Chablis
. Sette sono i Grand cru climat che si
ergono sulle dolci colline alle spalle della cittadina:
Preuses, Bougros, Grenouilles, Valmur, Vaudésir,
Les Clos e Blanchot. Ovviamente quindi a
sugellarne l’importanza il nome di ognuno di
questi Climat è riportato in etichetta in quanto
rappresentano appunto il Gotha dello Chablis.
Difficile stabilire una graduatoria di preferenza
di questi, tenendo in considerazione la sogget­
tività di chi li degusta.
Questi grandi vini subiscono generalmente
un affinamento in acciaio per non turbarne
le caratteristiche primarie e la bella
acidità espresse dal vitigno chardonnay, a
differenza di quanto si fa con altri pregiati
vini borgognoni provenienti dallo stesso
vitigno come nel caso dei vari Montrachet
che subiscono un
elevage
in barriques.
Comunque, soprattutto in degustazioni bendate,
si possono avere delle sorprese nel valutare magari
di più un
Premier Cru
nei confronti di un
Grand
Cru
, visto che le differenze sono più che altro nella
composizione dei terreni e generalmente anche
di un grado alcolico più contenuto, ma il tutto e
ripeto è assolutamente soggettivo. Nel caso infatti
Preuses e Bougros sono stati rivalutati per la loro
eccellenza e saliti al gradino superiore 20 anni
dopo, visto che gli altri 5
Grand Cru
vennero
classificati nel 1919. A fine ‘800 poi i vigneti,
come tanti, furono aggrediti potentemente dalla
fillossera con i problemi che ben conosciamo.
Altri danni giunsero successivamente con il pri­
mo conflitto mondiale e a questo si aggiunsero
quelli del secondo, per cui la ricostruzione o il
rafforzamento dei vigneti avvenne dal 1945 in poi.
Anche i
Premier
sono seguiti in etichetta dal nome
del Cru e tra i 40 vigneti si distinguono per nomea
quelli di Forchaume, Côte del Lechét, Beauroy,
Les Forneaux, Melinots, Montmains, Montée de
Tonnere, Monts de Milieu, Vaillons, Vosgros,
Vaudevay e Vaucoupin.
Che dire quindi dei normali
AOC Chablis
e
Petite
Chablis
? Non sono assolutamente da sottovalutare
e non solo perché sono molto più accessibili eco­
nomicamente, ma anche perché spesso pro­
ducono gradevoli sorprese e possono essere
più che apprezzati, visto che anche il rapporto
qualità‑prezzo dovrebbe essere sempre tenuto in
considerazione nella loro valutazione.
Vigne chardonnay, Chablis
Porte de Noël, la porta d’oro della Borgogna
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