NOBILE DI MONTEPULCIANO
RE D’OGNI VINO
Era l’anno 1980 quando il Ministero dell’Agricol-
tura e delle Foreste, per la prima volta, rilasciava
una fascetta, la seria AA n° 000001, che identificava
come “garantita” una denominazione vinicola. A
fregiarsene è stato il Vino Nobile di Montepulciano,
DOC dal 1966, che Francesco Redi, nella sua opera
“Bacco in Toscana” incorona come “re d’ogni vino”.
Undici anni di riunioni e incontri sono occorsi da
quando il Consorzio del Vino Nobile di Montepul-
ciano, nel 1969, fece la richiesta a quando Sandro
Pertini, allora Presidente della Repubblica, appose
la firma sul decreto che ne sanciva l’ottenimento.
Non essendoci precedenti fu lo stesso Consorzio,
d’intesa con il Ministero dell’Agricoltura e con la
Camera di Commercio di Siena, a mettere a punto
il sistema dei controlli creando così la prima com-
missione camerale. In quell’anno furono 450.000
le bottiglie di Nobile DOCG. Oggi è tra le deno-
minazioni italiane più riconosciute al mondo. Su
16.500 ettari di superficie comunale, circa 2.000
ettari sono vitati; di questi, 1.200 circa sono iscritti
a Vino Nobile di Montepulciano DOCG.
Sua peculiarità è la zona di produzione, molto
circoscritta: solo il territorio comunale di Monte-
pulciano, la perla del Rinascimento a cavallo tra la
Val d’Orcia e la Val di Chiana, e solo vigne site ad
un’altitudine compresa tra i 250 e i 600 metri sul
livello del mare. I vitigni previsti dal disciplinare
sono quelli autoctoni. C’è il Sangiovese, che qui
prende il nome di Prugnolo Gentile, e deve es-
sere presente per almeno il 70%. Concorrono
poi, per il restante 30%, altri vitigni a bacca
rossa, idonei alla coltivazione in Toscana:
sono il Colorino, il Mammolo, il Canaiolo,
ma anche gli internazionali Merlot e Caber-
net Sauvignon. Il disciplinare (che risale al
1966, mentre l’ultima modifica è del 2010), una
volta concluso il lavoro nel vigneto, regola
quello di cantina.
È con l’affinamento che il Nobile acquisisce le
sue caratteristiche organolettiche principali. Le
operazioni di vinificazione e di invecchiamento
devono essere rigorosamente effettuate in cantine
situate nel territorio di Montepulciano e l’invec-
chiamento deve durare almeno due anni, conteg-
giati a partire dal primo gennaio successivo alla
vendemmia. Entro questo periodo il produttore
può decidere se far maturare il Nobile per 24 mesi
in legno, oppure 18 mesi in legno e i restanti in
altri recipienti, oppure almeno 12 in legno, sei in
altri recipienti e sei in bottiglia. Del Nobile esiste
anche la Riserva. L’invecchiamento è più lungo:
sono almeno tre gli anni di affinamento in legno e
almeno sei i mesi in bottiglia.
La grande novità, comunque, è attesa tra un paio
d’anni, quando in etichetta spunteranno anche
le sottozone. Le annate che verranno sono già in
cantina: con la vendemmia 2021, infatti, oltre 40
aziende hanno selezionato una partita di Vino No-
bile di Montepulciano atto a divenire “Pieve”. Cir-
ca 500.000 le bottiglie previste in uscita per la pri-
ma annata disponibile, nel 2024, pari al 10% della
produzione di Vino Nobile di Montepulciano.
«L’i-
dea di far nascere il Vino Nobile di Montepulciano
menzione “Pieve” viene da un percorso metodolo-
gico che ha visto il consenso e la partecipazione di
tutte le aziende produttrici. Un percorso di studio
all’interno della denominazione stessa, che grazie a
momenti di incontro, confronto e analisi collettiva,
ha portato alla nascita di una “visione” univoca di
Vino Nobile di Montepulciano, visione supportata
anche dalla ricerca»
spiega Andrea Rossi, Presiden-
te del Consorzio del Vino Nobile di Montepulcia-
no.
«Da una parte
– prosegue –
abbiamo dato vita
a una ricerca dal punto di vista geologico e pedolo-
gico, dall’altra l’approfondimento è stato fatto anche
nelle biblioteche e archivi storici, fino ad arrivare al
Catasto Leopoldino dei primi decenni del XIX seco-
lo»
. Lo studio storico della geologia del territorio
ha portato così all’individuazione di 12 zone, de-
finite nel disciplinare di produzione UGA (Unità
Benedetta Luciani
Giornalista
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